venerdì 31 dicembre 2010
Prem Dan e vario
Dopo aver finito di distribuire il pranzo ed aver ritirato ogni stoviglia, le malate sono state accompagnate sui letti per il riposino. Io stavo aiutando a mettere su uno scaffale i piatti puliti (lavati con strane spugnette dalle nostre Simo e Tina) quando son rimasta con una grande ciotola. Non sapevo dove andasse, evidentemente il suo posto non era li' perche' non ce n'erano altre. Mi guardo in giro un po' sperduta quando vedo una ragazza molto carina che mi si avvicina e mi dice 'Kitchen'. Io le dico in maniera poco convinta "ah, Kitchen". Lei capisce che io non ho idea di dove sia, la cucina, cosi' mi fa cenno di seguirla. E' molto bassa e ha una gobba mostruosa sulla schiena (e' la spina dorsale che la fa sembrare un dinosauro) che la fa camminare tutta storta. Ma cammina veloce e molto fiera. Ho capito subito che questa ragazza ha la testa in ordine, anzi mi sembra addirittura piu' intelligente del normale e sicuramente piu' pratica. Ho avuto l'impressione che facesse da guida alle volontarie inesperte. Fatto sta che la seguo con in mano la grande ciotola e arrivate alla cucina fa un bel sorriso e ripete "kitchen". E' un altro mondo e ne resto affascinata. All'entrata sulla destra c'e' una zona dove tre donne sedute per terra modellano delle specie di polpette con della pasta. Vedo oltre un muro altre donne dietro a dei fuochi. A sinistra tre gradini conducono alla cucina vera e proprio con tre fornelli, un armadio-dispensa e oltre la porta in fondo intravvedo l'area destinata alle verdure fresche. Sono affascinata, dico "wow, it's beautiful!". La mia amica sorride, se ne rende conto benissimo, che la sua cucina e' bellissima! Uscendo mi indica quelle polpette a cui accennavo prima e mi dice "chapati... at 4 o'clock". Capisco che queste donne stanno preparando i chapati, pane speciale molto sottile (un po' come una piadina), che verranno mangiati a merenda.
Quando si gira per le strade si e' assaliti da rumori, odori, colori, motociclisti (sono i piu' pericolosi in assoluto!), bimbi che ti chiedono cibo (spesso 'bonbon' o 'chockolate'), mamme con in braccio bimbi molto piccoli che ti chiedono di comprare del latte per il Baby. Quasi nessuna sa l'inglese, solo quelle tre parole per farsi capire. I primi giorni ci siamo cascati tutti, pensi che in fondo non c'e' niente di male a comprare un barattolo di latte al baracchino che lei ti indica e a regalarglielo. Costa solo 140 rupie (circa 3 franchi), per un indiano sono davvero troppe. Pensi a quel bimbo che altrimenti non ha da mangiare. E ti sembra di fare la cosa giusta. Poi pero' arrivi alla giornata di iscrizione dei volontari (ogni lunedi', mercoledi' e venerdi' pomeriggio) dove ti consegnano un foglio con delle spiegazioni su cio' che si trova fuori. In realta' le mamme a cui compriamo il latte la maggior parte delle volte lo rivendono o lo riconsegnano allo stesso baracchino dividendo con il venditore il guadagno. Scopriamo anche che moltissimi bambini vengono mandati lontano dalle loro famiglie e sono sfruttati per mendicare, a volte vengono addirittura sfregiati in modo da fare piu' compassione. Dobbiamo evitare anche di donare cibo o soldi tutte le volte che un bimbo si dimostra gentile, il messaggio che le suore vogliono trasmettere e' che non si 'obblighi' i bambini a comportarsi in maniera gentile solo per ricevere qualcosa in cambio.
Dopo queste rivelazioni ci siamo sentiti in colpa e di latte non ne abbiamo piu' comprato. E' una realta' terribile. Oggi abbiamo visti un motociclista che quasi investe un bambino. Si e' fermato contro di lui (sporcandogli leggermente il vestitino), ha aspettato che il bimbo si spostasse ed e' ripartito. Niente 'scusa', niente 'mi dispiace', niente 'ti sei fatto male?'. Peggio che con gli animali.
Bene, ora mi immergo di nuovo in quel caos (i fastidiosi clacson si sentivano in continuazione anche qui ai computer) aspettando la sera per festeggiare il nuovo anno... FELICE 2011 a TUTTI!!!
Vitti
giovedì 30 dicembre 2010
500 uomini-cavallo e due paradossi
Martina ha gia' raccontato quello che e' successo, io mi limito a due paradossi che mi hanno colpito, mi hanno fatto ridere e mi hanno dato da pensare.
Il primo lavoro che ci e' stato chiesto era di accompagnarli uno ad uno per verificare che il numero del riscio' corrispondesse al cartoncino che avevano in mano. Cosa non facile, perche', fuori erano posteggiati pi'u di 500 riscio' che intasavano una delle vie principali della citta'. Il "ticket" veniva consegnato dall'uomo cavallo a un volontario che inseriva il numero del riscio' e poi lo passava a noi accompagnatori. A quel punto il problema diventava sapere a chi appartenesse il biglietto: gli uomini cavallo sono tutti analfabeti, parlano il bengali non sanno leggere i numeri! Dopo qualche minuto e vari attimi di panico e confusione, il sistema di accoglienza e' stato cambiato.
Il nuovo sistema prevedeva una lunghissima fila fuori dai cancelli della casa delle Missionarie della Carita'. Questa volta ci toccava tenere in ordine la fila e controllare che ognuno avesse il cartello prima di entrare. Ad un certo punto abbiamo scoperto un infiltrato. Quando gli abbiamo chiesto il ticket ci ha aperto le braccia. Non aveva le mani. Al loro posto due moncherini smangiati dalla lebbra. Abbaimo dovuto mandarlo via lo stesso.
Nella cappella degli angeli di Calcutta
Tu pensi a tutto quello che e' successo nella giornata, alla migliaia di volti incontrati, alle persone che sono fuori a vivere sul marciapiede, ai tuoi famigliari lontani 10'000 chilometri, agli amici che avrebbero voluto essere li' e che ti seguono con il pensiero e con la preghiera.
L'ostia e' sull'altare, sorvegliata a vista dalle suore che non la lasciano un attimo con lo sguardo. In un angolino, accanto alle consorelle, c'e' anche a statua di Madre Teresa in preghiera, che a tratti sembra quasi vera. Una bambina gioca a nascondino tra i fedeli, dall'atrio della casa proviene lo scrosciare dell'acqua versata per pulire un pavimento.
In mezzo a tutta questa vita, l'ostia consacrata sembra quasi prendere forma, diventare il Cristo fattosi carne.
Allora e' piu' facile affidargli i tuoi cari, le miserie del mondo, le tue gioie e le tue pene. E sentire che Lui ti accompagna lungo le strade.
30 dicembre 2010
Con taxi siamo andati al Memorial Victoria, naturalmente anche qui colonne infinite, rinunciamo alla visita e ci portiamo a piedi alla catedrale di St Paul giusto in tempo per vedere gli spazi esterni, perche troppo tardi per entrare a vedere l'interno. Monumenti dell'ultimo dominio inglese, bianchi imponenti di stile vittoriano con elementi di stile indiano e grandi spazzi tutt'attorno. Ci`o significa per noi grandi camminate sotto un sole che si nasconde dietro una cappa d'aria insalubre al limite del tolerabile.
Per respirare un poco ci rechiamo alla famosa pizzeria "Ice and Fire" dove incredibile ma vero si mangia una pizza che fa invidia alle nostre migliori pizzerie e ci dissetiamo con una birra indiana, che porta il nome Kingfisher, eccelente quanto una Tuborg, anch'esa in vendita.
Nuovo taxi per ritornare alla Casa Madre dove ci attende, grande privilegio, la posibilita di assistere alla Messa celebrata da Don Paolo sulla tomba di Madre Teresa. Grande emozione in tutti noi perche la semplicita del luogo puo disarmare anche i piu scettici. Dopo la celebrazione siamo accolti dalla sorella n.3 una delle primissime a seguire Madre Teresa, innamorata degl'italiani, perche ha vissuto un certo periodo anche a Roma. Un'altra consorella bresciana ci racconta la sua vita, entrata nell'ordine nel 1995 ha potuto conoscere Madre Teresa nel suo noviziato.
Ci diamo un po` di liberta cosi` ognuno cerca motivi di visite nelle viuzze di Calcutta. Cadiamo a poche centinaia di metri dal nostro albergo in un quartiere, tanto stretto, quanto oscuro e rumoroso, che osiamo confrontarlo con i gironi dell'inferno, una specie di fabbrica posta in orizzontale, dove ogni bugigattolo `e una sorta di macchina a bracce umane, che ricupera tutti i pezzi di automobili, selezionati pezzo per pezzo secondo la sua specifica (cerchioni, ammortizzatori, ingranaggi del cambio, volanti, fanali, gomme, motori, ecc. ) per un riciclaggio ingrande stile da noi impensabile. Tutto entra in questo quartiere-inferno come materiale da discarica ed esce lustro ed efficiente per essere rimpiegato. Incredibile, la manualita di questa gente. La poverta aguzza certamente l'ingegno.
Poi al margine del quartiere questa postazione d'internet con computer datati, certamnente anch'essi rimontati e aggiustati dove le tastiere sono quel che sono, ma questo `e il bello del nostro viaggio.
Antonio
La tradizionale consegna delle borse agli "uomini cavallo"
Prima di iniziare il lavoro questa mattina ci siamo ritrovati tutti insieme con gli altri volontari impegnati come noi in un lavoro particolare e unico di questa mattina intorno a Sister Andrea che malgrado fosse fortememente influenzata non ha voluto rinunciare a darci il benvenuto e a raccontarci come e` nata la tradizione di consegnare agli "uomini cavallo" una borsa per augurar loro buon Natale.
Tutto ebbe inizio 18 anni fa con Suor Andrea che grazie alla sua professione di medico visitava spesso pazienti benestanti e con i soldi guadagnati la notte di Natale usciva per strada accompagnata da altre Sorelle a consegnare una coperta e un pacchetto di biscotti agli "uomini cavallo" i quali non essendo abituati a ricevere nulla in regalo, anzi, obbligati ogni giorno a pagare per poter lavorare, guardavano le suore con occhi sgranati e con le lacrime agli occhi ringraziavano per l`inatteso dono.
Negli anni Calcutta e` diventata sempre piu` pericolosa e girare per le strade sopratutto di notte e per le donne diventava sempre piu` proibitivo quasi da decidere di abbandonare la oramai tradizionale distribuzione di coperte.
Ma fortunatamente 7-8 anni fa arrivo` l'angelo biondo, Marisa (volontaria spagnola che da 12 anni passa 6 mesi l'anno qui a Calcutta, e` una donna di una gentilizza ed eleganza molto rara) che offri` a Suor Andrea il proprio aiuto ma ad una condizione: la distribuzione doveva avvenire non piu` in strada ma a Sishu Bhavan (una delle case di Madre Teresa che vuol dire "casa dei bambini in cui ovviamente sono ospitati bimbi, divisa in due, in una parte si trovano i bambini in attesa di adozione e che sono bambini sani, nell'altra ala ci sono bimbi piccoli e altri con poccoli disturbi fisici).
Da allora ogni anno Marisa organizza la distribuzione delle borse, raccogliendo i soldi tra le suo conoscenze in Spagna e poi comprando a Calcutta il necessario. La borsa che abbiamo consegnato oggi che ha un costo piu`o meno di 6,50 fr conteneva una coperta, un asciugamano, un panno che usavano come gonna, una saponetta, un dentifricio e un pacchetto di biscotti. Ne abbiamo consegnati 500 ma il numero varia di anno in anno a dipendenza di quanti soldi riesce a raccogliere Marisa!
Sono state 3 ore impegnative ma molto emozionanti, gli occhi di questi uomini nel momento in cui gli consegnavi la borse diventavano per un attimo vivi e trasmettevano la gioia di ricevere per una volta qualcosa per loro senza dar niente in cambio e vederli cantare e battere le mani insieme alla Suora prima di tornare sulla strada una canzone natalizia e` stato un momento veramente speciale.
Fruori programma a Prem Dan
Calcutta, giovedi` 30 dicembre 2010 ore
Mentre con tutto il gruppo stiamo aiutando a distribuire i sacchetti regalo agli uomini-cavallo a Sishu Bhavan (per maggiori dettagli vedi post di Antonio), un omino mi avvicina. Apparentemente sembra uno di loro, ma chiede altro... Mi dice di aver bisogno di cambiare le fasciature ai piedi e alle gambe. Non aveva dormito tutta la notte per i dolori causati dai vermi che ha nelle ferite.
Subito penso di portarlo alla casa madre a pochi minuti di distanza a piedi e cosi mi incammino con lui. Procede a stenti e continua di ringraziarmi per l`attenzione che gli do`. Purtroppo alla casa madre le suore mi dicono di andare a Prem Dan (dove non sono ancora stato!) e cosi senza pensarci troppo fermo un rischio` pensado che non sia tanto lontano.
In pochi minuti, mi ritrovo lontano dalle poche strade a me familiari tra l`hotel e la casa Madre, in stradine secondarie, intasatissime, solo europeo tra centinaia di indiani stupiti della mia presenza. Notando che il viaggio sta durando troppo e che entro sempre piu nell`ignoto rimpiango di essermi allontanato dal gruppo, ma sento anche di dover aiutare questo uomo.
Fortunatamente parla un inglese piu comprensibile della media cosi riescco a carpire qualche cosa della sua vita, probabilmente molto simile a quella di tanti altri a Calcutta.
E` nato e ha passato tutta la vita sulle strade di Calcutta e dopo la morte dei suoi genitori, quando era ancora un bambino, e` rimasto solo. Adesso ha 35 anni (io penso che ne abbia almeno 45). Ha fame cosi gli offro un famer, ma poi mi accorgo che ha i denti troppo distrutti per poterlo masticare...
Dopo circa 30 minuti di viaggio (io ho completamente perso il senso dell`orientamento) l`uomo cavallo si ferma, ho pura che ci siamo persi, ma deve solo fare i suoi bisogni, disinvoltamente sulla strada.
Riprendiamo e tra uno slalom e l`altro osservo come in un film un susseguirsi di baracche, viuzze, venditori di strada, mendicanti, moto- e biciriscio` immersi in un caos incredibile di clacson, grida e rumori del traffico.
Continuo a parlare con l`uomo. Gli dico che vengo dalla Svizzera e seppur non sappia dove si trovi mi sorride e dice - bel posto -. Non vuole soldi, ma vorrebbe che gli dessi un lavoro. Dice che sono un angelo che potrei fare il signore ed invece vengo a Calcutta ad aiutare i poveri. Sono imbarazzato, non sono cosa risponderli, gli sorrido.
Finalmente arriviamo a Prem Dan, mi aprono il cancello, ma posso entrare solo io… Parlo con una suora poi una altra. Conoscono gia il mio paziente (e` stato li` altre volte), non e` abbastanza grave per restare, pero` una volontaria gli fara` la medicazione, gli daranno un pasto e poi dovra` andare. Preferiscono che io vada prima per evitare che ritorni da me a chiedermi altro.
Lo saluto, ringrazia e con un sorriso mi dice – preghero per te -.
Con lo stesso uomo cavallo ritorno velocemente a Sishu Bhavan dagli altri. Non ho piu piccolo pezzi per pagarlo, gli do 100 rupie (50 cts) e non finisce di ringraziarmi. Sono stato via 2 ore, la giornata e` appena cominciata…
Seba