sabato 1 gennaio 2011

Happy New Year

Ho trascorso la giornata rispondendo a centinaia di persone che mi salutavano gioiosamente gridando: "Happy New Year". E' bello guardare all'avvenire con speranza.
Quello che ho visto anche oggi, pero', mi ha sconvolto. Approfittando di un momento di pausa sono uscito dalla casa di Prem Dan per infilarmi sulla collinetta delle immondizie e attraversare un triangolo di bidoville. Case poverissime: come pareti qualche palo di legno ricoperto di plastiche, per tetto ancora plastiche, forse juta e ogni sorta di scarto. In giro tanti, tantissimi bambini.
Ritornando a casa dopo il servizio, abbiamo preso una strada diversa, che passa per alcune vie della citta'. Lungo queste vie le tende di persone o famiglie che qui vivono. Una tela o una coperta appoggiata alla ringhiera della strada. Un fornello. Tutto qui.
Ho cercato anch'io di sorridere a tutti quelli che mi auguravano buon anno, anche se dentro mi sentivo male. Che buon anno potra' mai avere questa poverissima gente?

auguri per il nuovo anno


La luce cala in fretta qui a Calcutta. Le prime ombre della sera sono gia` li ad aspettarci verso le 16.30. E` anche il momento in cui il traffico e` particolarmente inteso in tutte le strade, grandi o piccole che siano. E per traffico non intendo solo quello delle auto, ma e` traffico di ogni cosa che si muove, con o senza ruote. Tra poco sara` buio e tutti vogliono tornare a casa, fare la spesa per la cena, o addirittura cenare per strada prima di rientrare. Anche noi. Il nostro pezzo di marciapiede l`abbiamo trovato sulla Chamura Bose Road, davanti all1Hotel Circular, a 300 m dalla casa di Madre Teresa. Tutti ne parlano ma noi non l`abbiamo mai conosciuta. Siamo qui solo da un paio d`anni. Il papa` ha sistemato la pensilina di quella che una volta era una fermata dell`autobus. Dietro di noi, a limitare il marciapiede, c`e` l`alto muro di cinta di un grande edificio. Sul lato opposto, una ringhiera arrugginita ci separa dal traffico intenso. Qui la mattina ci stendiamo le coperte a prendere aria. Oggi la giornata e` stata identica a tante altre. Abbiamo girato per la citta`dandoci da fare per riuscire a sopravvivere. Siamo tutti stanchi, ma prima di dormire, dobbiamo disfare i sacchi e togliere il necessario per la notte: le coperte e i vestiti caldi. le coperte le stendiamo per bene sul marciapiede, sotto la tettoia. Con il resto facciamo prepariamo una barriera che ci ripara almeno da un lato. Per il mio fratellino di pochi mesi la mamma ha preparato una specie di telaio con la zanzariera e sopra ci mette la coperta. Ci vestiamo sempre bene altrimenti ci ammaliamo. Provate voi a dormire in strada a 15 gradi per un paio di mesi... Questa sera non si accende il fuoco nella canaletta della strada. Non abbiamo trovato niente di buono da bruciare e magari e` anche meglio, cosi la polizia non viene a disturbarci. Due sere fa abbiamo acceso il fuoco, ma abbiamo fatto un fumo tremendo e quelli dell`albergo di fronte avevano le camere che puzzavano di fumo. Ma noi stavamo bene! Quando arriviamo qui, mettiamo insieme quello che abbiamo trovato durante il giorno e aspettiamo il papa` per preparare la cena. Un po di frutta, qualche pezzo di pane, del riso freddo... Il papa` arriva quasi sempre tardi. E non sempre e` riuscito a trovare un lavoro per quel giorno. Ci sono tanti disoccupati e la concorrenza e` forte. Per lavore si accettano anche solo poche rupie. Lui cerca lavoro come facchino, spazzino, aiutante per ogni cosa, certi giorni porta la merce sulla testa di qua e di la` per ore attraverso la citta`. Se non si ha nemmeno una bicicletta tutto e` piu` difficile, anche trovare un lavoro. Oggi siamo tornati a casa tutti insieme. Abbiamo mangiato un po` di riso caldo e un po` di pollo al curry all`angolo con Ripon Street.

Io ho tre fratellini, di 7, 4 e 1 anno. Siccome sono io la piu` grande e ho 10 anni, mi devo occupare spesso del piccolino. E lui, non sempre ha tutto il latte di cui ha bisogno, cosi di notte non dorme bene. Mentre noi grandi prepariamo per la notte, gli altri due fratelli giocano con i bambini dei nostri vicini di marciapiede. La loro casa non e` bella come la nostra, non hanno il tetto e quando arriva la stagione delle piogge si devono sempre coprire con delle plastiche. Ho freddo e ancora fame. Sono stanca e non vedo l`ora di poter dormire. Spero che il piccolo non pianga perche` ha troppa fame. Ieri mi ha tenuta sveglia tanto tempo e lo sentivano anche dall`altra parte della strada. Al rumore del traffico, che di notte diminuisce solo un po`, ci sono abituata, anche alla puzza dei gas e alla cappa di smog che scende la sera, ma il pianto del fratellino non lo sopporto. Vorrei tanto che potessimo guadagnare qualche rupia in piu` per comprare il latte che gli manca. Mi piacerebbe che, domani mattina, il papa` potesse accendere un fuoco. Tre mattine fa l`ha fatto. Aveva trovato li vicino un vecchio sedile d`automobile e ha bruciato le fibre di cocco dell`imbottitura. Cosi anche i miei fratellini hanno potuto scaldarsi mentre facevano la pipi accovacciati nella canaletta della strada.

Vorrei tanto andare a scuola. Oggi ho visto sul un manifesto che dal tre febbraio sono aperte le iscrizioni a una scuola che ha anche l`aula per i computer. Ma i miei genitori non hanno i soldi per mandarmi a scuola, per comprarmi la divisa e i libri. Ma ok, per stasera pensiamo a dormire. Domani la giornata sara` ancora una volta troppo lunga per i miei 10 anni. Intanto, la gente che ci passa accanto sul marciapiede non ci da fastidio e non ci importuna, non fanno caso a noi. Semplicemente non esistiamo.

Chissa` se per maggio il papa` avra` trovato un lavoro fisso? Uno qualsiasi? Cosi magari potremo cambiare casa, avere un tetto vero e non ci bagneremo piu` quando ci sara` la stagione dei monsoni. Questa tettoia non ci protegge piu` abbastanza. Stare fuori cosi ci fa ammalare e i soldi per le medicine non ci sono…

Da quando abbiamo deciso di lasciare la campagna perche` non eravamo proprietari della terra su cui vivevamo gia` poveramente, mi sembra che ci vada tutto storto!

Ma dovra` essere cosi per sempre?

Le donne a Prem Dan: il potere di crema e smalto

Calcutta, 1 gennaio 2011, 13.30

Buon anno a tutti!
Ieri sera volevamo andare a mangiare qualcosa in un bel ristorante di Park Street (una strada in stile quasi occidentale) ma e' stato impossibile: un fiume di gente aveva invaso marciapiedi e strade, tutti i ristoranti e bar sfoggiavano code lunghissime all'entrata ed era praticamente impossibile trovare qualcosa di libero. Dopo piu' o meno un'ora di lotta per raggiungere la fine di Park Street (cambiare direzione di marcia e tornare indietro era un attimo azzardato!), siamo riusciti a tornare a Sudden Street - la strada dove alloggia la maggior parte dei volontari - e a cenare. Poi alcuni di noi hanno aspettato la mezzanotte in un ristorante spagnolo (un bugigattolo di 3m x 10m) ad altri volontari, ad una chitarra e ad una batteria... e' stato mitico! Subito dopo il brindisi di mezzanotte con un succo di mela frizzante siamo pero' rientrati in albergo: la sveglia avrebbe suonato di li' a poche ore!

Oggi abbiamo lavorato per la 2a volta a Prem Dan. Non posso spiegare i dettagli del lavoro degli uomini nel reparto maschile, ma posso scrivere qualcosa sulla routine (beh, mi permetto gia' di chiamarla cosi' anche se l'abbiamo vissuta solo due volte!) del reparto femminile.
Prima di tutto si fa il bucato, si disfano i letti, si puliscono i pavimenti delle stanze e si rifanno i letti. Poi si distribuisce il chai e si chiacchiera un po' con le signore... Piu' o meno verso le 10.00-10.15 c'e' la pausa per i volontari:chai, banane e biscotti per tutti. Poi resta circa un'ora da occupare prima del pranzo, dove noi ci dedichiamo alla cura del corpo delle donne (crema per il corpo, olio per i capelli e smalto per unghie luccicanti).
Oggi abbiamo anche improvvisato una piccola festicciola in onore del nuovo anno: la radio e' stata accesa a tutto volume e alcune hanno subito iniziato a ballare o a battere le mani. L'atmosfera e' diventata immediatamente festosa: chi si scatenava in danze, chi invitava gli altri a ballare, chi teneva il tempo con tamburelli, mani o piedi e chi invece si limitava a guardare divertito.
E' cosi' l'ora di pranzo e' arrivata in un batter d'occhio. Dopo aver mangiato si va a letto a riposare: alcuni di noi aiutano le donne in questa operazione mentre le altre si occupano di lavare piatti, tazze e posate.
Oggi le suore ci hanno offerto anche il pranzo: spaghettini alle verdure, coniglio (era davvero coniglio???mah.... cmq non era pollo.... e le altre alternative sono state scartate per principio... !), patate e mela.
Oggi pomeriggio, dopo aver riposato un po' (per alcune di noi ci sara' una seconda/terza capatina al New Market :-) ), andremo a consegnare alle suore i vestiti per i bambini che abbiamo portato dal Ticino.

E' incredibile come oggi sia stato tutto gia' piu' "facile" rispetto a ieri: qualche viso famigliare, certi ritmi e lavori gia' acquisiti rendono il resto meno difficile, anche se sicuramente non meno toccante o emozionante.Oggi, per esempio, ho dato da mangiare ad una donna completamente ceca (i suoi occhi sono ricoperti da una patina bianca e un'occhio esce quasi del tutto dall'orbita) e molto spastica e contratta nelle braccia e nei piedi. Non parla inglese, non vede cio' che le sto dando da mangiare, eppure mi fa capire molto chiaramente quando non ha piu' voglia di riso ma vuole solo quella specie di patatina croccante. E guai a darle ancora del riso! E' stato bellissimo vederla prima danzare in mezzo a tutti, con dei movimenti molto limitati ma che erano perfettamente a ritmo con la musica, e poi interrompere improvvisamente il suo pranzo non appena la radio trasmetteva una canzone che le piaceva: si alzava in piedi, danzava un po' e poi, quando era stanca o aveva voglia di continuare a mangiare, si sedeva e apriva la bocca...
Questa mattina ho spalmato crema a tutto spiano, ho messo lo smalto su e piedi...si', proprio cosi', lo smalto (tanto quanto la crema) in quella casa ha un potere incredibile! Ha il potere di farle sorridere, di farle discutere animatamente su chi abbia il diritto di farsi bella per prima, di farmi entrare in comunicazione con loro... E cosi', mentre tiravo lo smalto su unghie di ogni genere, su mani e piedi a volte privi di dita o contratte dalla malattia, mi chiedevo per un attimo qual era il senso... Stavo facendo qualcosa di assolutamente superfluo, qualcosa di vanitoso e non necessario, qualcosa che sarebbe scomparso in un paio di giorni... Eppure quella crema o quello smalto da' un sollievo o una certa soddisfazione a quelle donne: e quindi che ce ne importa se bisognera' rifarlo domani, dopodomani o sempre? Non e' solo una questione di un tetto, di cibo e di vestiti: sicuramente questi beni primari sono assolutamente necessari, ma senza la cura delle persone, senza un po' di coccole a livello di abbracci, di parole o perche' no, anche di smalto, anche quei beni necessari perderebbero un po' della loro importanza.

venerdì 31 dicembre 2010

Prima giornata a Prem Dan... mille emozioni!

Calcutta, venerdi' 31 diembre 2010, 18.45

Sono tutti piu' veloci di me a trasformare immagini ed emozioni per questo blog, ma ora ci provo anch'io...
Babs e Vitti hanno gia' descritto la nostra prima giornata di servizio a Prem Dan, quindi mi limitero' ad un paio di sensazioni.
La sensazione del giramento di testa di tutte noi quando siamo entrate in quel cortile, quando abbiamo visto i primi corpi magrissimi, feriti o deturpati, e sentito i primi odori forti, e visto le suore medicare quei corpicini. Mi mancava un attimo la terra sotto i piedi, erano troppe immagini, c'era troppa sofferenza intorno a me... guardavo le altre e vedevo che anche loro erano pallide e capivo che stavano vivendo la stessa sensazione... Forse non si e' mai pronti abbastanza, non si sono visti mai abbastanza filmati o documentari: le cose bisogna viverle, sentirle, lasciarle arrivare e anche subirle... ma poi si fa un bel respiro, ci si concentra sui panni da lavare e tutto va meglio.
Ho aiutato una signora magra magra a mangiare la sua colazione (riso soffiato e chai): era li', seduta e zitta, mi ha guardata con i quei due occhioni enormi in quel viso cosi' magro, ha accennato un gesto con la mano e con la tazza e cosi' ho pensato di capire che aveva bisogno di aiuto. Mangiava un paio di chicchi alla volta, di piu' non riusciva... Mi guardava, mi faceva capire se ne voleva ancora o no, io parlavo con lei in inglese, con la speranza che magari potesse capirmi... Dopo un'oretta sono tornata dalla stessa signora per spalmarle la crema, un rito splendido che queste donne pare apprezzino un sacco...sembrava tranquilla, mostrava dove voleva essere massaggiata. Di fianco a me Tina faceva la stessa cosa con una signora molto loquace, continuava a parlare, a ridere e a sorridere con quella sua bocca sdentata.. Tina sorrideva, in qualche modo interagiva mentre massaggiava e spalmava la crema.. era una scena dolcissima!
Non c'e' niente da fare, quegli attimi, quei gesti, quei momenti di condivisione sono unici e impagabili, sembra che in quel momento si tocchi il cielo con il dito e con il cuore. E non c'e' ferita, piaga o corpo fragile che riesca ad impedire o rovinare quei momenti. Ne vale la pena, ne sono sicura.

Buon inizio anno a tutti!

Una giornata spirituale

Eccomi a voi con le prime considerazioni. Condivido molto di quanto e` stato scritto sino ad ora. Calcutta e` una citta` unica, fuori di misura per i nostri criteri.
Le suore sono accoglienti e premurose. La loro casa madre, la` dove e` anche la tomba di Madre Teresa e` di una sobrieta` disarmante ma piacevole. Fa' capire lo spirito di Madre Teresa, la sua corenza con la chiamata particolare.
Ieri abbiamo potuto celebrare proprio accanto alla sua tomba. Si` c'era anche un'emozione particolare. Ma perche` dove ci sono le reliquie di particolari testimoni ci si emoziona e ad ogni Messa non ci commoviamo di ... essere ai piedi della croce mentre Gesu` si offre al Padre e di ricevere il Signore tra le mani? Forse perche` abbiamo bisogno di segni che ci parlano della fedelta` possibile fino al sangue e alla morte, come sant'Iago o come Madre Teresa. Una fedelta` possibile anche per noi... se solo lo vogliamo. Con l'aiuto di Dio naturalmente.
Terminata la Messa ... sorpresa. Una suora mi avvicina e mi chied se posso confessare in inglese! Posso cercare, si`. Bene! Ingaggiato per andare ad accompagnare un gruppo di pellegrini l'indomani (oggi 31.12) ad un santuario (ma che si trattava di un pellegrinaggio e di un santuario l'ho capito solo ... arrivando la`). Chiedo i libri liturgici in inglese, per prepararmi. Svelta me li procura. E io, accanto alla tomba della Madre, per chiedere ispirazione, cerco di mettermi diligentemente a leggere le preghiere e le letture in inglese. E poi anche a preparare un pensiero di omelia.
Arriva la mattina e ... si aspetta che arrivi il bus. Finalmente quando anche i volontari partono per il loro lavoro io mi imbarco su questo bus (dei loro ... ) carico di simpatici indiani, piuttosto attempati, la maggior parte, ma anche un paio di famiglie, con due suore della Carita` e il necessario per il pic - nic. Due ore e un po' di viaggio lungo strade diverse, compresa un' autostrada vera, tre corsie per senso di marcia, ma anche ... il contadino che conduce le due mucche al guinzaglio da una parte all'altra delle carreggiate!
Arriviamo al santuario. Un vero santuario come ce ne sono da noi. Scopro che da alcuni decenni e` servito da salesiani, che ne hanno fatto un vero e proprio centro di spiritualita`, di formazione, di ritiri, ecc. Siamo a Bale, il santuario principale del Bengala, meta di pellegrinaggio per tutti i cattolici dello stato bengalese. E` dedicato alla Vergine Maria del Buon Viaggio. Infatti l' effige della Vergine e` una statua di legno di un veliero portoghese del 1500. I portoghesi la portarono qui alla fine del secolo. Poi vi furono atti di violenza e persecuzione nei quali tre monaci agostiniani portoghesi morirono. Un quarto si salvo` a nuoto, portando via la statua della Vergine, che ando` perduta tra le acque. Poi il monaco venne preso con altri laici e condannato ad essere calpestato dagli elefanti. Ma un elefante lo prese delicatamente con la proboscide e lo porto` davanti al capo Mogul come per implorare pieta`. Tutti i Mogul furono cosi`impressionati, che liberarono tutti i cristiani e diedero loro anche di che ricostruire la chiesetta. Tempo dopo un abitante del villaggio disse: "La Signora ritorna!" infatti un navigatore riporto` in loco la statua della Vergine. Da allora il santuario ha subito diversi ingrandimenti e sistemazioni fino alla fine degli anni '90. anche papa Giovanni Paolo II venne qui.
Dopo l'arrivo e un po' di tempo per girare e vedere il luogo e il santuario, ecco il tempo della preghiera. Adorazione e silenzio per i pellegrini. Tempo di confessione per chi vuole. E per me tempo per credere ancora piu` fortemente che la retta intenzione ben educata e sinceramente vissuta ti mette in rapporto con Dio, molto piu` della sola forma ... perche` fra il mio scarso inglese e il loro ... solo lo Spirito santo capiva giusto. E conto che Lui abbia toccato i cuori piu` di qualche mia parola. Terminate le confessioni ecco la Messa, in una cappella laterale della basilica, con tappeti sui quali sedersi per loro e uno sgabello per me. Arredo e decorazione in stile con i loro gusti. Le suore guidano i canti e i fedeli partecipano con slancio. Una celebrazione sentita e vissuta con gioia da tutti.
Al termine una suora mi segnala che tra i salesiani ce n'e` uno italiano. Lo troviamo. Padre Louis e` in India da ... 75 anni! L'8 gennaio festeggera` i 90 anni! Conobbe padre Mariotta da Locarno e lavoro` con lui un certo tempo. Ora tiene i contatti con i benefattori italiani e continua a scrivere storielle e aneddoti per il catechismo e libri di meditazione per la formazione spiriuale. Fantastico quali energie mentali puo` assicurare l'amore per Dio e per i fedeli.
Pic - nic ... ma all'indiana, con cibo cotto come si deve: riso, pesce, pollo, verdure con le rispettive salse. Gentilmente le suore mi procurano cucchiaio e forchetta ... perche` intuiscono che con le sole dita sarei piuttosto impacciato (eh si`, persino mangiare con le mani la magnoca a Bangui era piu` facile che mangiare il riso...).
Ed e` l'ora del rientro. In bus scopro che questo pellegrinaggio le suor lo organizzano in ogni parrocchia dove sono chiamte a fare catechismo. Il parroco poi sceglie chi mandare, a volte giovani o bambini, altre adulti e anziani, come oggi. La suora mi fa capire che si sono vestiti per la festa, ma che sono di famiglie povere. Anche il pasto allora e` stato forse per loro il pasto di festa per capo d'anno, penso io. Con la consolazione della benedizione divina e dell' intercessione della Vergine Maria.
Perdonate la lunghezza! Compensa i miei silenzi dei giorni scorsi.
E domani anch'io a Pren Dam!
Benedetto 2011 a tutti!
Vostro don Paolo

Chai e moto-riscio'

Questi indiani sono formidabili: la loro cultura mi e' sempre piaciuta, prima su libri e film, e ora ne ho la conferma. Appena arrivati a Calcutta, la prima cosa che mi ha colpito non e' stata la miseria, che C'E', ma la dignita' della maggior parte di loro: sono poveri,alcuni poverissimi, ma piuttosto che chiedere l'elemosina fanno i lavori piu disparati. I ragazzi si lavano in gruppo sul ciglio della strada, gli uomini hanno officine di ogni genere o se non hanno i soldi neppure per quella lavorano sul marciapiede, le donne con i loro fornellini preparano pasti per gli operai. Basta rivolgere loro un sorriso perche' siano cordiali e amichevoli.
Ieri pomeriggio siamo andate a fare shopping ed e' stato incredibile: ci hanno fatto togliere le scarpe e sedere sui tappeti, hanno fatto portare il chai (the' nero con latte e speziato...buono!) e hanno tirato giu dagli scaffali meta' negozio (secondo me sono ancora li a riavvolgere tutti i sari che ci hanno mostrato).
Per spostarci, quando siamo di fretta o diventa scuro, prendiamo uno dei vari mezzi di trasporto che corrono e clacsonano per le vie di Calcutta: il mio preferito e' il moto-riscio, che fra tutti e' il piu folle e spericolato. Abbiamo scoperto un trucco: se si offre una sigaretta all'autista quello impazzisce dalla felicita. Uno e' sceso dal suo veicolo per mostrare a tutti gli altri indiani circostanti che stava fumando una Malboro, un altro, che prima guidava burbero, si e' fermato nella sua corsa pazza perche' gli accendessi la sigaretta, si e' illuminato d'immenso, ha acceso tutte le lucine del suo riscio (kitchissime) e la radio con su musica indiana e siamo ripartiti piu luccicanti di un albero di natale. Un ultimo invece, se non era gia' sordo a causa del rumore assordante dei clacson, lo e' diventato ieri sera per le nostre urla: oltre ai numerosi rischiati incidenti, ha finito la sua folle corsa con un inchiodata a due centrimetri dal muso di un cane. Una Malboro ha ridato un po di colore al povero indiano, abituato si al traffico spaccatimpani di Calcutta, ma non al grido sincronizzato di quattro svizzere terrorizzate.

Il dono d'amore di Prem dan

Oggi, dopo due giorni da semi-turisti finalmente e' iniziato il servizio vero...dopo la messa alle 6 del mattino, le suore hanno aperto la saracinesca e i volontari si sono riversati sulle strade di Calcutta verso le varie Case. Tutto il nostro gruppo e' andato a Premdan, che in Hindi significa "Dono d'amore". Come ha scritto Seba ieri ben presto abbiamo perso il senso dell'orientamento in mezzo a stradine sconosciute e gente, se possibile, ancora piu povera e ci ritrovati a camminare sui binari del treno a una discarica e bidonville dove proprio li, dietro un mucchio di spazzatura puzzolente, si cela la porticina d'entrata di Prem dan.
L'inizio, come tanti dei volontari ci avevano avvisato, non e' stato dei migliori, forse anche perche' le prime due persone che abbiamo incrociato erano cosi deformate che ci hanno sconvolto: ci siamo preparati per un anno, abbiamo visto documentari e letto libri, vissuto per le vie di Calcutta per due giorni, ma nulla ti prepara abbastanza per affrontare una tale sofferenza. Noi ragazze ci siamo rifugiate nel lavatoio femminile (un luogo "sicuro", dove si puo prendere confidenza con il luogo in maniera graduale), pallide e turbate. Onestamente io ero arrabbiata: con il mondo, che ignorava queste realta', con Dio, che permetteva una simile ingiustizia, soprattutto con me stessa, che avevo avuto la presunzione di essere di orgogliosa del mio viaggio mentre c'era solo da vergognarsi per come andava il mondo. Ma dov'e' il dono qui? pensavo sconcertata mentre lavavo i panni.

..pian piano ci siamo inserite in quel mondo di sofferenza ma anche d'amore. il mio primo contatto e' stato con una donnina handicappata che non pesava piu di 30 kg e con una brutta ferita alla testa: le ho preso la mano e sono rimasta un po con lei accarezzandola piano. E' stato l'inizio un po di tutti: un sorriso, una carezza. Dopo la pausa c'e' stato il momento per me piu bello: alcune volontarie avevano portato creme per il corpo e smalti e abbiamo fatto "l'ora beauty". E' stato il modo migliore per superare il blocco: quei corpi erano devastati in maniera impressionante, chi amputata, chi con ferite aperte, chi tutta vecchina e rugosa, chi bruciata con l'acido. Ci facevano paura. Entrare in contatto diretto con quei corpi ci ha permesso di farci meno caso e di concentrarci  di piu sulla persona. Ora invece di provare impotenza e rabbia non vedo l'ora di tornare domani perche' una vecchina sdentata mi prendi la mano, inizi a blaterare in hindi e scoppi a ridere quando le faccio il sollettico con la crema.
Andandocene via abbiamo tutti stretto la mano a quell'uomo con un tumore grande come un melone sul collo, quell'uomo che all'entrata ci aveva tanto spaventati. E ci rendiamo conto che questa mattina, oltre ad averlo dato, un dono d'amore l'abbiamo anche ricevuto.