Antonio ha scritto dell`incontro avuto ieri con le due suore italiane. Un incontro prezioso per tutti che ci ha permesso di approfondire e capire un po` di piu` la spiritualita` dell`ordine delle suore Missionarie della carita`creato da Madre Teresa nel 1957. Io ho annotato le frasi (quasi fossero dei motti) che mi hanno maggiormente colpito e cerco di ritrascriverle nel modo piu` fedele possibile perche` tutti quanti ci seguono fedelmente sul blog (sentiamo davvero la vostra presenza qui con noi anche a 6000 km di distanza!) possano condividerle con noi.
Il Signore chiama sempre, bisogna imparare ad ascoltarlo. Per farlo bisogna pregare di piu`. La vita di preghiera aiuta meglio a seguire Gesu`.
Se c`e` la chiamata c`e` anche la grazia. Il Signore da` i mezzi giusti quando ti vuole.
Tutti siamo un dono di Dio e come tali dobbiamo fare quello che Lui vuole da ciascuno di noi sia che siamo religiosi o laici.
Dopo aver ricevuto il dono della vocazione bisogna saper dare tutto, proprio tutto al Signore.
La vocazione e le difficolta` che si incontrano nella vita quotidiana sono due cose diverse. La vocazione e` un dono di Dio ed e` Lui che ci pensa; le difficolta` sono umane e bisogna affrontarle una alla volta, fare un passo dopo l`altro per vincerle. Questo vale sia per un religioso che per un laico. Quando si riesce a superare anche solo una difficolta` si diventa piu` forti.
Termino con due informazioni non riportate da Antonio.
- La giornata delle suore Missionarie della carita` inizia alle ore 04.40 e termina alle 22. Prevede sette ore di apostolato (il servizio ai poveri, quattro al mattino e tre nel pomeriggio), quattro ore di preghiera e mezz`ora di lettura spirituale. Come ci hanno detto le due suore ci vuole tanta preghiera per acquisire la forza per l`apostolato.
- Madre Teresa era una donna di una semplicita` sconcertante, metteva tutti gli uomini (ricchi o poveri, uomini della strada o capi di governo) sullo stesso piano senza nessuna distinzione. Per lei Gesu` era davvero tutto, quello che faceva lo faceva per Gesu`, con Gesu`.
mercoledì 5 gennaio 2011
Flashes in patchwork
Gli scolari in divisa ... in mezzo ai tuguri.
Il 3 gennaio le scuole si sono riaperte. Percio' i bambini e i ragazzi hanno ripreso a circolare per le strade con le loro belle divise. Ogni scuola infatti si distingue dalla propria tenuta. Da quelle semplici: gonna e giacchettino blu, camicia bianca e cravatta dritta blu, a quelle piu' elaborate: calzoni eleganti, blaser boreau con stemma ricamato sul taschino, camicia e cravatta. Camminando per andare a Prem Dan sul marciapiede della ferrovia, tra le rotaie del treno e il muro dello slum, ecco apparire una bambina di ca 8-9 anni, gonnellino grigio con i plisse', camicetta bianca, cravatta intonata al giacchettino pure grigio, nastrini tra i capelli. Che contrasto. Viene da domandarsi: ma da dove sbuca?
Marginalita' anche tra poveri
Sempre andando a Prem Dam, l'altro giorno, seguendo un volontario indiano, membro di una congregazione irlandese, che ci propone un itinerario alternativo. Ci troviamo a passare sul cavalcavia stradale sopra la ferrovia. Oltre il marciapiede c'e' lo slum: al margine le capanne fatte di pezzi di bambu' che sostengono strati di plastica mal legat insieme, viuzze sporche di immondizie, squarci di tele plastificate aperte che lasciano intravvedere scene di vita familiare: una madre che pettina la figlioletta di 11 anni. Un'altra che si fa aiutare dai bimbi di eta' di asilo a tagliare delle foglie e delle verdure: il pasto frugale del giorno o merce da vendere? Due bambini che giocano a lanciarsi un oggetto indefinibile. Dietro a questo bordo di capanne precarie le casette con le tegole: povei tetti contigui, tutti storti e mal sistemati. Ma sono comunque casette, sporche, sbrecciate nei muri, con tegole rotte e persiane sghembe. Ma che alla stagione dei monsoni daranno un po' piu' di protezione. Anche tra i poveri, i piu' poveri sono al margine ...
Uno sguardo differente
Sempre camminando su quel marciapiede del cavalcavia sopra la ferrovia, seguo l'altra mattina, un gruppo di novizie delle Missionarie della Carita' (sari semplice tutto bianco). Ecco che ci troviamo a dover superare una povera donna, seduta per terra, i capelli scompigliati, i vestiti laceri. Grida con voce roca, ha gli occhi perduti nel vuoto, sembra fuori di testa. Le suorine si fermano e si voltano. Colgo nei loro occhi una profonda commozione, una luce diversa dal nostro semplice stupore compassionevole. Per loro e' Qualcuno!
Forse arrivando a Prem Dam (mancano meno di 100 m) la segnaleranno a una sister professa. Non avendo accesso al reparto delle donne non potro' sapere se quella povera disperata ha trovato accoglienza. Ma quello sguardo mi dice tanto sulla chiamata interiore di queste donne. C'e' ancora dentro il "Va e fa qualcosa per me!" sentito da Madre Teresa su quel treno di ritorno dagli esercizi spirituali nel lontano '46.
Il benessere che vizia
Voglio entrare nel negozietto che vende ricordini di Madre Teresa per cercare se c'e' il libro delle sue preghiere. Ma non posso spingere la porta. Dentro ci sono alcune famiglie di indiani molto ben vestite, con i loro bambini. Viciono alla porta vi e' uno stander con varia merce appesa e anche qualche macchinina giocattolo. Un ragazzetto e' tutto occupato a staccarne una. Poi la mostra al papa' che lo rimbrotta, vorrebbe fargliela rimettere a posto, ma il ragazzetto insiste col broncio e il papa' cede. Mi sembra di essere improvvisamente tornato in Europa ...
Discrezione o indifferenza?
Che questa citta' e' come un formicaio e' gia' stato detto. Camminando in queste stradine e stradone tantissima gente e' in movimento. Chi e' fermo aspetta di fare qualcosa: prendere il Bus o il taxi, aspetta i clienti da trasportare col rik shaw o col taxi o col motorikshaw, aspettare di fare la riparazione ad un orologio o ad una moto, vendere una tazza di the o un paccetto di tabacco da masticare. Nelle ore di punta, come quando torniamo da Prem Dan o alla sera e' tutto un via vai di gente indaffarata: chi trasporta merce sulla testa, o col carretto, o col camioncino, chi va e chi viene, chi mangia al margine della strada ad un "bar - tavola calda" locale, chi traffica attorno al motore di una moto smontato, chi rifinisce uno sgabello di legno scolpito, chi si lava ad un lavatoi o pubblico (se appena un po' grande ne trovi anche 5-6 alla volta), chi attraversa la strada con il carico sulla testa, chi passa in abito elegante, moto che vanno e che vengono, auto, taxi, camion, bus, bicilette, rik shaw tirati a mano o spinti a biciletta... in un formicolio indescrivibile, ma che alla fine si scioglie senza ingolfarsi. Ciascuno per la sua strada. Nessuno che si scompone! Ciascuno dritto davanti a se' facendo attenzione a non urtare e a non essere urtato. Ma nessuna reazione ai clacson o campanelli che squillano! Da noi sarebbe un inveire continuo, un agitarsi, un farsi segnacci ...
Questo non scomporsi, che in parte da' sicurezza perche' ci passi in mezzo e ben pochi ti interpellano o ti squadrano con occhio minaccioso o lusingante, nemmeno se ti fermi a fotografare, questa tranquillita' e' discrezione (io faccio i fatti miei come posso, devo o voglio, e lascio che tu faccia i tuoi) o indifferenza (io ho la mia strada, il mio karma da assolvere e non mi interessa del tuo)?
Madre Teresa comincio' a interessarsi delle persone derelitte, delle piu' abbandonate, con un occhio differente e un cuore aperto. Come l' "I care!" di don Milani, in opposizione al "Me ne f..." di un certo duce...
La forza dell'amore
Queste suore, chiamate a lasciare tutto e a consegnarsi al Signore interamente, rispondono ad un amore che e' il piu' forte. E' questo amore che permette loro di prendersi cura di chi ha le piaghe invase da ... , di pulire una, due, tre, e ancora volte al giorno la stessa persona incontinente, senza vacanza, nei mesi estivi con un caldo torrido, pronte a fare questo qui o tra due giorni in un altro continente, se la superiora chiama. Quell'amore che si scambia in ginocchio davanti al Santissimo sacramento, dopo una giornata di preghiera e lavoro iniziata con la sveglia alle 4.40, in una cappella assordata dal traffico delle 18.30 su una strada principale (altro che i pianti o il muoversi di qualche bambino piccolo a Messa)! Come fanno a non distrarsi? A non volgere altrove lo sguardo? E' che sono sempre affascinate da quella Presenza Reale, benche' misteriosa, che e' Colui che si dona tutto per amore, li', attraverso quel pane offerto e spezzato per la salvezza del mondo.
Madre Teresa, aiutaci a percepire anche noi un poco di quell'Amore che puo' aiutarci a donarci con generosita' e perseveranza. Aiutaci a percepirlo con profondita', cosi' da non distrarci, la' dove e' presente e si comunca: nella Parola, nel Pane e nel Povero!
Il lievito del Vangelo
Pensavo che fossero dei volontari, quei giovani bianchi incrociati a Sudder Street, ciabatte di cuoio locale, calzoni e camicia in cotone leggero arancione, rasta, barba legata a fiocchetto ... ma non li ho visti alla Messa, ne' nelle case dove abbiamo lavorato (benche' siano solo due). Ed erano anche rari per strada. Invece alla Messa e nelle case si trovano giovani con altri occhi, volti puliti, abbigliamento semplice, sorriso discreto o aperto. Gli occhi e il sorriso, soprattutto, alla mattina dopo la Messa, e nelle case durante il servizio (tranne qualche giovanotto ancora malato di attivismo, deluso perche' c'e' poco da fare) fanno sperare in un presente ed un futuro diversi. Se' e' pur vero che anche loro non sono che una goccia nell'oceano di una gioventu' dei paesi benestanti piuttosto sbandata, superficiale, materialista, ecc. , sono una realta' importante. Chi ha maturato la determinazione per venire qui, deve essere uscito da un terreno sano (famiglie, gruppi, movimenti, che certamente in casa propria lascia germogliare altri bei frutti di impegno. Giovani generosi, in ascolto di quello che il Signore dice nei cuori, in ricerca di una via luminosa per la propria vita.
Si' c'e' da pregare che questi gesti non siano parentesi belle, e che poi i giovani non si lascino risucchiare dal conformismo consumista. Ma c'e' da rendere grazie per quello che sono e che fanno. Sono un presente di Chiesa che puo' illuminare anche il futuro.
Grazie, Madre Teresa, che con il tuo si' radicale al Padre, come quello di Maria, anche tu riesci a suscitare questo lievito. Signore, che possa essere il lievito del tuo Regno!
Il 3 gennaio le scuole si sono riaperte. Percio' i bambini e i ragazzi hanno ripreso a circolare per le strade con le loro belle divise. Ogni scuola infatti si distingue dalla propria tenuta. Da quelle semplici: gonna e giacchettino blu, camicia bianca e cravatta dritta blu, a quelle piu' elaborate: calzoni eleganti, blaser boreau con stemma ricamato sul taschino, camicia e cravatta. Camminando per andare a Prem Dan sul marciapiede della ferrovia, tra le rotaie del treno e il muro dello slum, ecco apparire una bambina di ca 8-9 anni, gonnellino grigio con i plisse', camicetta bianca, cravatta intonata al giacchettino pure grigio, nastrini tra i capelli. Che contrasto. Viene da domandarsi: ma da dove sbuca?
Marginalita' anche tra poveri
Sempre andando a Prem Dam, l'altro giorno, seguendo un volontario indiano, membro di una congregazione irlandese, che ci propone un itinerario alternativo. Ci troviamo a passare sul cavalcavia stradale sopra la ferrovia. Oltre il marciapiede c'e' lo slum: al margine le capanne fatte di pezzi di bambu' che sostengono strati di plastica mal legat insieme, viuzze sporche di immondizie, squarci di tele plastificate aperte che lasciano intravvedere scene di vita familiare: una madre che pettina la figlioletta di 11 anni. Un'altra che si fa aiutare dai bimbi di eta' di asilo a tagliare delle foglie e delle verdure: il pasto frugale del giorno o merce da vendere? Due bambini che giocano a lanciarsi un oggetto indefinibile. Dietro a questo bordo di capanne precarie le casette con le tegole: povei tetti contigui, tutti storti e mal sistemati. Ma sono comunque casette, sporche, sbrecciate nei muri, con tegole rotte e persiane sghembe. Ma che alla stagione dei monsoni daranno un po' piu' di protezione. Anche tra i poveri, i piu' poveri sono al margine ...
Uno sguardo differente
Sempre camminando su quel marciapiede del cavalcavia sopra la ferrovia, seguo l'altra mattina, un gruppo di novizie delle Missionarie della Carita' (sari semplice tutto bianco). Ecco che ci troviamo a dover superare una povera donna, seduta per terra, i capelli scompigliati, i vestiti laceri. Grida con voce roca, ha gli occhi perduti nel vuoto, sembra fuori di testa. Le suorine si fermano e si voltano. Colgo nei loro occhi una profonda commozione, una luce diversa dal nostro semplice stupore compassionevole. Per loro e' Qualcuno!
Forse arrivando a Prem Dam (mancano meno di 100 m) la segnaleranno a una sister professa. Non avendo accesso al reparto delle donne non potro' sapere se quella povera disperata ha trovato accoglienza. Ma quello sguardo mi dice tanto sulla chiamata interiore di queste donne. C'e' ancora dentro il "Va e fa qualcosa per me!" sentito da Madre Teresa su quel treno di ritorno dagli esercizi spirituali nel lontano '46.
Il benessere che vizia
Voglio entrare nel negozietto che vende ricordini di Madre Teresa per cercare se c'e' il libro delle sue preghiere. Ma non posso spingere la porta. Dentro ci sono alcune famiglie di indiani molto ben vestite, con i loro bambini. Viciono alla porta vi e' uno stander con varia merce appesa e anche qualche macchinina giocattolo. Un ragazzetto e' tutto occupato a staccarne una. Poi la mostra al papa' che lo rimbrotta, vorrebbe fargliela rimettere a posto, ma il ragazzetto insiste col broncio e il papa' cede. Mi sembra di essere improvvisamente tornato in Europa ...
Discrezione o indifferenza?
Che questa citta' e' come un formicaio e' gia' stato detto. Camminando in queste stradine e stradone tantissima gente e' in movimento. Chi e' fermo aspetta di fare qualcosa: prendere il Bus o il taxi, aspetta i clienti da trasportare col rik shaw o col taxi o col motorikshaw, aspettare di fare la riparazione ad un orologio o ad una moto, vendere una tazza di the o un paccetto di tabacco da masticare. Nelle ore di punta, come quando torniamo da Prem Dan o alla sera e' tutto un via vai di gente indaffarata: chi trasporta merce sulla testa, o col carretto, o col camioncino, chi va e chi viene, chi mangia al margine della strada ad un "bar - tavola calda" locale, chi traffica attorno al motore di una moto smontato, chi rifinisce uno sgabello di legno scolpito, chi si lava ad un lavatoi o pubblico (se appena un po' grande ne trovi anche 5-6 alla volta), chi attraversa la strada con il carico sulla testa, chi passa in abito elegante, moto che vanno e che vengono, auto, taxi, camion, bus, bicilette, rik shaw tirati a mano o spinti a biciletta... in un formicolio indescrivibile, ma che alla fine si scioglie senza ingolfarsi. Ciascuno per la sua strada. Nessuno che si scompone! Ciascuno dritto davanti a se' facendo attenzione a non urtare e a non essere urtato. Ma nessuna reazione ai clacson o campanelli che squillano! Da noi sarebbe un inveire continuo, un agitarsi, un farsi segnacci ...
Questo non scomporsi, che in parte da' sicurezza perche' ci passi in mezzo e ben pochi ti interpellano o ti squadrano con occhio minaccioso o lusingante, nemmeno se ti fermi a fotografare, questa tranquillita' e' discrezione (io faccio i fatti miei come posso, devo o voglio, e lascio che tu faccia i tuoi) o indifferenza (io ho la mia strada, il mio karma da assolvere e non mi interessa del tuo)?
Madre Teresa comincio' a interessarsi delle persone derelitte, delle piu' abbandonate, con un occhio differente e un cuore aperto. Come l' "I care!" di don Milani, in opposizione al "Me ne f..." di un certo duce...
La forza dell'amore
Queste suore, chiamate a lasciare tutto e a consegnarsi al Signore interamente, rispondono ad un amore che e' il piu' forte. E' questo amore che permette loro di prendersi cura di chi ha le piaghe invase da ... , di pulire una, due, tre, e ancora volte al giorno la stessa persona incontinente, senza vacanza, nei mesi estivi con un caldo torrido, pronte a fare questo qui o tra due giorni in un altro continente, se la superiora chiama. Quell'amore che si scambia in ginocchio davanti al Santissimo sacramento, dopo una giornata di preghiera e lavoro iniziata con la sveglia alle 4.40, in una cappella assordata dal traffico delle 18.30 su una strada principale (altro che i pianti o il muoversi di qualche bambino piccolo a Messa)! Come fanno a non distrarsi? A non volgere altrove lo sguardo? E' che sono sempre affascinate da quella Presenza Reale, benche' misteriosa, che e' Colui che si dona tutto per amore, li', attraverso quel pane offerto e spezzato per la salvezza del mondo.
Madre Teresa, aiutaci a percepire anche noi un poco di quell'Amore che puo' aiutarci a donarci con generosita' e perseveranza. Aiutaci a percepirlo con profondita', cosi' da non distrarci, la' dove e' presente e si comunca: nella Parola, nel Pane e nel Povero!
Il lievito del Vangelo
Pensavo che fossero dei volontari, quei giovani bianchi incrociati a Sudder Street, ciabatte di cuoio locale, calzoni e camicia in cotone leggero arancione, rasta, barba legata a fiocchetto ... ma non li ho visti alla Messa, ne' nelle case dove abbiamo lavorato (benche' siano solo due). Ed erano anche rari per strada. Invece alla Messa e nelle case si trovano giovani con altri occhi, volti puliti, abbigliamento semplice, sorriso discreto o aperto. Gli occhi e il sorriso, soprattutto, alla mattina dopo la Messa, e nelle case durante il servizio (tranne qualche giovanotto ancora malato di attivismo, deluso perche' c'e' poco da fare) fanno sperare in un presente ed un futuro diversi. Se' e' pur vero che anche loro non sono che una goccia nell'oceano di una gioventu' dei paesi benestanti piuttosto sbandata, superficiale, materialista, ecc. , sono una realta' importante. Chi ha maturato la determinazione per venire qui, deve essere uscito da un terreno sano (famiglie, gruppi, movimenti, che certamente in casa propria lascia germogliare altri bei frutti di impegno. Giovani generosi, in ascolto di quello che il Signore dice nei cuori, in ricerca di una via luminosa per la propria vita.
Si' c'e' da pregare che questi gesti non siano parentesi belle, e che poi i giovani non si lascino risucchiare dal conformismo consumista. Ma c'e' da rendere grazie per quello che sono e che fanno. Sono un presente di Chiesa che puo' illuminare anche il futuro.
Grazie, Madre Teresa, che con il tuo si' radicale al Padre, come quello di Maria, anche tu riesci a suscitare questo lievito. Signore, che possa essere il lievito del tuo Regno!
L'assurdo...
Calcutta, 5 gennaio 2011, 15.15
Ieri sera io, Babs e Gepon Rambo siamo andati a dare un po' di pane e le ultime coperte "prese in prestito' sull'aereo (pssss, non ditelo a nessuno!) ai senzatetto che dormono davanti al nostro hotel. A cena comandiamo appositamente pane in abbondanza cosi' da poterne distribuire un po'. Quelli che dormono in faccia al nostro hotel ormai li conosciamo. Prima c'e' una famiglia con due bambini, poi una mamma con due bambini piu' piccoli, poi 3 uomini anziani, poi...
Avevamo solo 7 coperte: pensando ai bambini ci siamo diretti immediatamente verso le famiglie. I due bambini dormivano da soli, la mamma forse era in giro a cercare cibo, qualcosa per accendere un fuoco o altro. Abbiamo provato a svegliarli, unicamente per assicurarci che avrebbero mangiato il pane e visto le coperte, evitando cosi' che i cani gli portassero via il cibo o altri senzatetto le coperte. Eppure quei bambini sono talmente abituati a dormire sul ciglio di una strada molto trafficata che non si sono svegliati nemmeno dopo averli scrollati con forza. Noi li abbiamo comunque coperti con due nuove coperte e gli abbiamo messo il pane tra le mani. Speriamo...
Dopo un paio di altre consegne siamo tornati sui nostri passi ed abbiamo notato un cencio che copriva un corpicino piccolo piccolo. Abbiamo cercato di svegliarlo e quando abbiamo sollevato il lenzuolo abbiamo visto che era un uomo magro magro, giovane, forse sui 30-40 anni (ma come si fa a stimare un'eta' in quelle condizioni?) e - per la prima volta - il suo viso non ha cambiato espressione nel vedere pane e coperte. Cosi' ci e' venuto il dubbio che non avesse le forze per cambiare la sua espressione..... Abbiamo iniziato ad imboccarlo, pezzettino per pezzettino, gli abbiamo dato un po' d'acqua...Ad un certo punto si e' addormentato, stanco per lo sforzo fatto nell'ingerire qualcosa. Ma che succedera' oggi o domani, quando lui non avra' la forza per alzarsi e nessuno gli dara' qualcosa? Certo che noi viviamo in un'oasi veramente unica, in fondo non bisogna nemmeno venire fino a Calcutta per vedere scene del genere, basta andare nelle grandi citta' dei paesi confinanti...
E sapete qual e' l'assurdo in tutto cio'? Per consegnare 7 misere coperte ci siamo ritrovati a fare una scelta tra i vari senzatetto, a classificarli in categorie ben distinte:quelli con bambini, quelli con solo un lenzuolo, quelli con una coperta fine e lurida oppure con una coperta "bella" e pesante... ma e' possibile???
Simo
Ieri sera io, Babs e Gepon Rambo siamo andati a dare un po' di pane e le ultime coperte "prese in prestito' sull'aereo (pssss, non ditelo a nessuno!) ai senzatetto che dormono davanti al nostro hotel. A cena comandiamo appositamente pane in abbondanza cosi' da poterne distribuire un po'. Quelli che dormono in faccia al nostro hotel ormai li conosciamo. Prima c'e' una famiglia con due bambini, poi una mamma con due bambini piu' piccoli, poi 3 uomini anziani, poi...
Avevamo solo 7 coperte: pensando ai bambini ci siamo diretti immediatamente verso le famiglie. I due bambini dormivano da soli, la mamma forse era in giro a cercare cibo, qualcosa per accendere un fuoco o altro. Abbiamo provato a svegliarli, unicamente per assicurarci che avrebbero mangiato il pane e visto le coperte, evitando cosi' che i cani gli portassero via il cibo o altri senzatetto le coperte. Eppure quei bambini sono talmente abituati a dormire sul ciglio di una strada molto trafficata che non si sono svegliati nemmeno dopo averli scrollati con forza. Noi li abbiamo comunque coperti con due nuove coperte e gli abbiamo messo il pane tra le mani. Speriamo...
Dopo un paio di altre consegne siamo tornati sui nostri passi ed abbiamo notato un cencio che copriva un corpicino piccolo piccolo. Abbiamo cercato di svegliarlo e quando abbiamo sollevato il lenzuolo abbiamo visto che era un uomo magro magro, giovane, forse sui 30-40 anni (ma come si fa a stimare un'eta' in quelle condizioni?) e - per la prima volta - il suo viso non ha cambiato espressione nel vedere pane e coperte. Cosi' ci e' venuto il dubbio che non avesse le forze per cambiare la sua espressione..... Abbiamo iniziato ad imboccarlo, pezzettino per pezzettino, gli abbiamo dato un po' d'acqua...Ad un certo punto si e' addormentato, stanco per lo sforzo fatto nell'ingerire qualcosa. Ma che succedera' oggi o domani, quando lui non avra' la forza per alzarsi e nessuno gli dara' qualcosa? Certo che noi viviamo in un'oasi veramente unica, in fondo non bisogna nemmeno venire fino a Calcutta per vedere scene del genere, basta andare nelle grandi citta' dei paesi confinanti...
E sapete qual e' l'assurdo in tutto cio'? Per consegnare 7 misere coperte ci siamo ritrovati a fare una scelta tra i vari senzatetto, a classificarli in categorie ben distinte:quelli con bambini, quelli con solo un lenzuolo, quelli con una coperta fine e lurida oppure con una coperta "bella" e pesante... ma e' possibile???
Simo
Sono piu' di un miliardo
Ce ne sono dappertutto. Calcutta ha la fama di citta'-formicaio e credo proprio che mai nome fu piu' indovinato. Le strade sono piene di gente che sciama in ogni direzione. Alcuni di loro ti sollecitano: vecchi che chiedono la carita', giovani che sono semplicemente curiosi di conoscere un europeo e ti domandano da dove vieni, bambini che ti chiedono le caramelle.
Certe volte si muovono in gruppo nelle le strade, come per i funerali o i comizi politici.
Altre sono stipati sui mezzi di trasporto: camion bus o treni.
Persino alla televisione se ne vedono sempre tanti alla volta. I films di Bollywood sono pieni di balletti con decine di danzatori e scene girate tra la massa della gente.
Quando al ritorno mi chiederanno: "Come e' l'India?", rispondero': "E' piena di Indiani".
Dedicato a una tredicenne
Carissima Marta,
oggi e' il tuo compleanno.
So che tutti i giorni leggi questo blog e allora ho pensato di utilizzarlo per farti gli auguri.
Che le tue giornate siano felici e che tu possa crescere forte.
Ma soprattutto ti auguro di sperimentare l'immensa gioia che si prova quando si puo' donare agli altri.
Un abbraccio
Papa'
martedì 4 gennaio 2011
Il corpo sofferente di Cristo.
Seba l'ha imboccato perche' da solo non riusciva a mangiare. Fatica a reggersi in piedi. E' talmente magro che sotto la pelle si riconoscono le ossa. Il piede sinistro, piu' corto del normale, e' fasciato e la benda e' macchiata di sangue. Si capisce che gli mancano le dita. Nelle gambe ha alcune ferite aperte sulle quali vanno a posarsi le mosche.
Mauro ha preso il Vita Merfen e glielo ha spalmato sulle piaghe. Poi, in due, l'abbiamo sollevato (pesava si e no 30 chili) e l'abbiamo portato nel dormitorio. L'abbiamo coricato, gli abbiamo messo addosso una coperta e l'abbiamo accarezzato. Lui ci ha risposto con uno splendido sorriso.
Mi sono allora venute in mente le parole di Madre Teresa che avevo letto ieri sera: "Quando ci occupiamo del malato e del bisognoso noi tocchiamo il corpo sofferente di Cristo e questo tocco ci rende eroici: ci fa scordare la ripugnanza e le tendenze naturali che sono in noi."
Mauro ha preso il Vita Merfen e glielo ha spalmato sulle piaghe. Poi, in due, l'abbiamo sollevato (pesava si e no 30 chili) e l'abbiamo portato nel dormitorio. L'abbiamo coricato, gli abbiamo messo addosso una coperta e l'abbiamo accarezzato. Lui ci ha risposto con uno splendido sorriso.
Mi sono allora venute in mente le parole di Madre Teresa che avevo letto ieri sera: "Quando ci occupiamo del malato e del bisognoso noi tocchiamo il corpo sofferente di Cristo e questo tocco ci rende eroici: ci fa scordare la ripugnanza e le tendenze naturali che sono in noi."
4.01.2011
Questa mattina siamo ritornati a Prem Dan per il nostro servizio di volontariato, ora ci sono nuovi gruppi di volontari che si sono attivati a svolgere gl'umili compiti di pulizia dei piazzali , di lavaggio delle masserizie, di stendere il bucato , ecc., noi incominciamo ad avere un occhio attento all'individuo e a cercare di assisterli con piu`calore umano . In questo modo la mattinata e` corsa via e siamo usciti da Prem Dan soollevati e contenti.
Nel pomeriggio abbiamo avuto l'incontro con due suore italiane per avere una testimonianza diretta sulle loro scelta di vita ed avere informazioni dirette sull'organizzazione della congregazione delle missionarie della carita.
Suor Adriana , 55 anni, bresciana, ha raggiunto trent'anni di professione (n.2000), e` nel consiglio della congregazione che conta due indiane, una germanica, e un'australiana. Molte le notizie curiose che ci ha fornito sull'ordinamento e le regole delle Missionarie della Carita`, ma cio` che probabilmente ha colpito tutti e` la naturalezza, senza sottintesi o giri di parole con cui ha descritto la sua vocazione. Per essere sincero e senza riportare parole non mie o di troppo, occorrerebbe proporvi una registrazione della sua storia, rinuncio pertanto al mio compito di cronaca, assicurandovi in ogni caso l'onesta` del suo racconto che abbiamo ascoltato con partecipazione e compreso soprattutto come la vocazione e`un dono di Dio che bisogna avere il coraggio di raccoglierlo.
Diversa e` la storia di suor Chefas , una vocazione tardiva a cinquant'anni, suora dal 2005. Interessante e altrettanto sincero e spontaneo il racconto della sua storia. Dalla sua citta` di Catania con vita da singol e tutti gli agi di chi ha un lavoro assicurato, si ritrova ora qui a Calcutta pienamente realizzata, nella congregazione si occupa dell`archivio della Casa Madre.
L`incontro e` filato via per piu` di un'ora e mezza e vi assicuro che l'attenzione e` stata massima, le abbiamo lasciate alle loro attivita`ringraziandole per la loro testimonianza e salutandole con emozione, poi sono scomparse nel "via vai" di questa casa straordinaria dove e` possibile incontrare persone provenienti da tutto il mondo.
Ed e` gia` sera, seguira` l'adorazione in un silenzio paradossalmente rumoroso per l'intensissimo traffico della Acharya Jagdish Chandria Borse Road, poi cena e riposo.
Nel pomeriggio abbiamo avuto l'incontro con due suore italiane per avere una testimonianza diretta sulle loro scelta di vita ed avere informazioni dirette sull'organizzazione della congregazione delle missionarie della carita.
Suor Adriana , 55 anni, bresciana, ha raggiunto trent'anni di professione (n.2000), e` nel consiglio della congregazione che conta due indiane, una germanica, e un'australiana. Molte le notizie curiose che ci ha fornito sull'ordinamento e le regole delle Missionarie della Carita`, ma cio` che probabilmente ha colpito tutti e` la naturalezza, senza sottintesi o giri di parole con cui ha descritto la sua vocazione. Per essere sincero e senza riportare parole non mie o di troppo, occorrerebbe proporvi una registrazione della sua storia, rinuncio pertanto al mio compito di cronaca, assicurandovi in ogni caso l'onesta` del suo racconto che abbiamo ascoltato con partecipazione e compreso soprattutto come la vocazione e`un dono di Dio che bisogna avere il coraggio di raccoglierlo.
Diversa e` la storia di suor Chefas , una vocazione tardiva a cinquant'anni, suora dal 2005. Interessante e altrettanto sincero e spontaneo il racconto della sua storia. Dalla sua citta` di Catania con vita da singol e tutti gli agi di chi ha un lavoro assicurato, si ritrova ora qui a Calcutta pienamente realizzata, nella congregazione si occupa dell`archivio della Casa Madre.
L`incontro e` filato via per piu` di un'ora e mezza e vi assicuro che l'attenzione e` stata massima, le abbiamo lasciate alle loro attivita`ringraziandole per la loro testimonianza e salutandole con emozione, poi sono scomparse nel "via vai" di questa casa straordinaria dove e` possibile incontrare persone provenienti da tutto il mondo.
Ed e` gia` sera, seguira` l'adorazione in un silenzio paradossalmente rumoroso per l'intensissimo traffico della Acharya Jagdish Chandria Borse Road, poi cena e riposo.
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