sabato 4 dicembre 2010

Bancarelle Esploratori e Lupetti

Nel post precedente il Seba ha spiegato che anche i nostri lupetti ed esploratori hanno lavorato per il nostro bel progetto di aiuto ai poveri di Calcutta creando dei piccoli lavoretti natalizi o cucinando biscotti e ciambelle. Io settimana scorsa ero con una pattuglia di ragazze che ha pitturato delle decorazioni in pasta di sale e costruito degli angioletti con la pasta verniciata d'oro. Sono rimasta colpita da come tutte abbiano affrontato questa attività con spirito di servizio: lavoravano con precisione e creatività senza lamentarsi.
Oggi abbiamo fatto dei turni alle bancarelle di Lugano, Besso e Savosa per la vendita. Ancora una volta sono rimasta affascinata dal comportamento delle ragazze che nonostante il freddo hanno resistito per quattro ore con il sorriso sulle labbra. Molti passanti ci guardavano appena, altri rispondevano in malo modo, ma tanti si sono fermati e hanno comprato qualcosa, o hanno lasciato semplicemente un'offerta. E le ragazze si sono sempre dimostrate disponibili, gentili, cercando di spiegare alla gente a chi sarebbero stati donati i soldi raccolti.
Ho notato che quando si spiegava che eravamo noi ad andare a Calcutta e che avremmo portato i soldi di persona, la gente si interessava maggiormente e ci lasciava volentieri il proprio contributo.
Non vedo l'ora di sapere quanti soldi abbiamo raccolto grazie alla generosità di 'gente qualsiasi' e alla operosa disponibilità dei nostri ragazzi. Non vedo l'ora di poter comunicare loro questa cifra e vedere sui loro volti la soddisfazione di aver fatto una vera e propria B.A., una Buona Azione in favore di un popolo lontano. Chissà se un giorno, quando saranno più grandi, qualcuno di loro si lancerà in un viaggio come il nostro, felice di poter partecipare attivamente al servizio del prossimo!

venerdì 3 dicembre 2010

IL CONTRIBUTO DI TUTTI

Domani con esploratori e lupetti saremo impegnati in varie bancarelle per vendere i lavoretti che i ragazzi hanno preparato gli scorsi sabati.
È bello vedere che che tante persone offrono il loro contributo e così facendo partecipano anche loro al nostro campo. Non importa quanto porteremo, ma piuttosto l'essersi impegnati per offrire un aiuto perché, come diceva Madre Teresa, "Quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno".
Ancor più dei soldi e del materiale che riusciremo a raccogliere e portare ai poveri , sono convinto dell'importanza del sostegno spirituale dato dall'affetto e impegno che ognuno ha dimostrato.
A Calcutta spero di riuscire a trasmetterelo per far sapere ai malati e ai poveri che non sono soli, abbandonati, ma che i ragazzi della sezione, le famiglie e gli amici, seppur a migliaia di chilometri di distanza si sono impegnati per loro e pensano a loro. Perché, cito ancora una volta Madre Teresa, "La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati ne’ amati, il sentirsi abbandonati. Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore".
È evidente che ci sono quindi anche molti poveri anche da noi, che forse sono più difficili da riconoscere ed aiutare, verso i quali anche tutti coloro che non verranno in India, possono fare fare molto...

giovedì 2 dicembre 2010

"Lascia che Dio ti usi senza consultarti"

Ieri ho riletto il diario (il diario di Calcutta è un tesoro da conservare gelosamente!) che ho scritto nel 2003 in occasione del mio primo campo di lavoro a Calcutta. Ho rivissuto le emozioni e le sensazioni provate che ho descritto minuziosamente giorno per giorno e che, ne sono certo, rivivrò fra un mese quando sarò nuovamente a Calcutta a fare il volontario nelle case di Madre Teresa.
Ringrazio il Signore per queste esperienze al “suo” servizio in favore dei più poveri fra i poveri. Quest’anno sono inoltre particolarmente contento di ripetere quella mia prima esperienza con il gruppo rover e capi della sezione scaut di Massagno con il quale ho condiviso i primi tre campi di lavoro a Puri, Rutongo e Kera’y.

Questo quarto campo di lavoro chiude un cerchio che si è aperto a Puri nel 2004/05 presso il lebbrosario di Padre Mariano, continuato idealmente a Rutongo nel 2006 con l’aiuto alle vedove del tragico genocidio che ha colpito il Rwanda nel 1994 e poi a Kera’y nel 2008 /09 dove abbiamo fatto felice una comunità di campesinos paraguayani ricostruendo la loro chiesa più grande e più accogliente.


A Puri, oltre all’animazione con gli scaut e i ragazzi del lebbrosario, abbiamo ridipinto la cucina e le facciate degli atelier e costruito una fontana al centro del giardino interno del Centro di Spiritualità che ci aveva ospitati e che non era ancora terminato.



A Rutongo abbiamo pitturato internamente ed esternamente il nuovo edificio costruito dall’associazione ticinese “Insieme per la pace” per offrire nuovi spazi all’associazione delle vedove dove installare una banca etica, la farmacia che vende medicine naturali e alcuni atelier.



A Kera’y abbiamo contribuito a sistemare l’esterno della chiesa ricostruita sul luogo di quella vecchia parzialmente distrutta da un uragano. Ci siamo impegnati particolarmente a costruire un campanile.



Il servizio di volontariato a Calcutta è qualcosa di più e di diverso delle B.A. che abbiamo fatto nei campi precedenti.
A Calcutta non useremo le mani per lavorare con pennelli, pale, picconi, martelli, ecc., ma ci sforzeremo di essere anche noi, come ci ha insegnato Madre Teresa, delle piccole matite nelle mani di Dio per riuscire a offrire un sorriso ai poveri e agli ammalati che incontreremo.
Madre Teresa ha detto: "Ogni giorno c'è una specie di miracolo. Non passa giorno senza che ci arrivi una delicata attenzione di Dio, un segno della sua sollecitudine. Il miracolo più grande è che Dio si serve di piccole cose come noi. Ci usa per fare il suo lavoro, lascia che Dio ti usi, senza consultarti".


mercoledì 1 dicembre 2010

I contrasti e la letizia

Da qualche tempo sto leggendo interviste con Madre Teresa o libri che parlano della sua opera in tutto il mondo. È un modo per prepararmi al soggiorno a Calcutta.

Sabato scorso mi trovavo ad Hergiswil, un’amena località sul lago dei Quattro Cantoni, per un concerto con il Coro Santo Stefano di Tesserete. La nostra esibizione era inserita in una serie di manifestazioni per l’inizio dell’Avvento. Attrazione principale era il classico mercatino di Natale, che richiama visitatori anche da molto lontano.

Le letture di Madre Teresa e quello che stavo vivendo mi hanno dato lo spunto per due riflessioni.

La prima è all’insegna del contrasto. Non sto a descrivervi l’ambiente dei mercatini di Natale, lo conoscete tutti. Personalmente non mi piace. Probabilmente è quanto di più distante da quello che ci aspetta a Calcutta. Tra Hergiswil e Calcutta, credo che le differenze siano enormi, stridenti, forse difficili da comprendere. Mi sembra che ci muoviamo su degli estremi opposti. Ricchezza e povertà. Cura del corpo e cura dell’anima. Ordine e confusione. Colore e grigio. Superficialità e essenzialità. Profumo e puzza. Freddo e caldo. Vestiti eleganti e stracci addosso. Luci e ombre. Salute e malattia. Cibo e fame. Pulizia e sporcizia. Credo che potrei continuare questa lista all’infinito. Tra l’altro mi è venuto in mente un bel film degli anni Settanta girato – mi sembra – proprio da queste parti: “Pane e cioccolata”, che aveva per protagonista Nino Manfredi. Parla anche lui un po’ dei contrasti. E degli uomini. È da vedere.

La seconda riflessione è un flash che mi è venuto mentre cantavamo il corale di Bach “Jesus Bleibet meine Freunde”. Le parole sono in tedesco, ma ora le traduco in italiano perché vi ho trovato lo stesso messaggio che trovo nel pensiero di Madre Teresa. “Gesù è la mia letizia, la consolazione e l’essenza del mio cuore. Gesù guarisce tutte le sofferenze, egli è la forza della mia vita. È gioia e luce per i miei occhi, è tesoro e delizia per la mia anima. Perciò non lascerò mai che si allontani dal mio cuore e dal mio sguardo.” Le ha scritte Bach, o chi per esso, nel 1600. Ma sono convinto che se le avessero attribuite a Madre Teresa, nessuno se ne sarebbe accorto!

venerdì 26 novembre 2010

Doniamo un sorriso




Volontari al lavoro a Nabo Jibon con i ragazzi di strada che la domenica vengono accolti dai Fratelli missionari della carità (l'ordine maschile delle suore di Madre Teresa), lavati e nutriti.


Lo sguardo triste di due di loro


e il sorriso di un terzo grazie alla presenza gioiosa di un volontario.


Andy, il volontario che da una quindicina d'anni ha fatto della sua vita un dono d'amore per i ragazzi diseredati e abbandonati di Calcutta.

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lunedì 22 novembre 2010

Un desiderio di condivisione...

Sabato sera ci siamo ritrovati per la terza e ultima riunione prima dell'ormai imminente partenza.
Finalmente il pensiero del campo di lavoro a Calcutta (il mio primo campo di lavoro!) da matassa informe e aggrovigliata inizia a prendere una forma piu concreta e rilassata nella mia testa e nel mio cuore.
Finalmente capisco meglio in cosa posso contribuire durante il mio soggiorno laggiù (e cosa invece non posso cambiare) e conosco meglio la figura di Madre Teresa e lo scopo della sua missione.
Finalmente la realtà spesso insopportabile che ho visto nei vari documentari sulle Case di Cura a Calcutta ha smesso di farmi paura grazie alle testimonianze di volontari che ho avuto modo di ascoltare nelle precedenti riunioni.
Perché una terza riunione allora?
Beh, innanzitutto, é stata un'uteriore occasione per pregare e cantare insieme "ci hai promesso il tuo Spirito lo sentiamo in mezzo a noi e perciò possiam credere che ogni cosa può cambiare" ma inoltre bisognava ancora discutere di parecchi aspetti piu o meno pratici:
le medicine (sono tantissime!! sento già che la profilassi contro la malaria sarà un disastro sbadata come sono...), l'acqua potabile, il disinfettante con cui dovremo lavarci dalla testa ai piedi ogni sera, le raccomandazioni per muoversi per le strade gremite di persone che "attaccano" gli europei (ma forse abbiamo già trovato la soluzione per avere il passaggio libero: basta tirare fuori la macchina fotografica per provocare un fuggi fuggi fra gli indiani che temono che una fotografia possa rubare loro l'anima =P )
In mezzo a tutto ciò Sandro ci propone di tenere un diario di bordo comune, un luogo di condivisione (dato che tralatro non vivremo tutti la medesima esperienza in quanto abbiamo la possibilità di scegliere fra varie Case di cura)...buona idea!
Uno di noi ha un'ulteriore proposta: SCRIVERE IL DIARIO ONLINE, in maniera che coloro che sono a casa possano seguirci in tempo reale e partecipare alla nostra esperienza.
Ma....c'é internet a Calcutta?? Ci viene assicurato che sì, dietro ogni angolo é possibile trovare sia cabine telefoniche che Internet Café.
L'idea mi piace moltissimo: penso ai capi che sarebbero voluti venire ma che per forze maggiori non possono, alla mia famiglia un po' ansiosa un po' orgogliosa del mio viaggio, ai miei amici che quando hanno saputo che vado a Calcutta hanno risposto "Che invidia! Non sai quanto vorrei anch'io...", a tutte quelle persone insomma che ci seguiranno in India con il pensiero.
Ecco dunque creato il blog! Abbiamo iniziato a postare già prima della partenza per creare insieme lo stato d'attesa tipico che precede un viaggio importante...quello stato d'attesa che mi attorciglia lo stomaco mentre scrivo il primo post!
Buona giornata a tutti, Babs