venerdì 7 gennaio 2011
Di stampanti e di cipolle
Dubai. Notte fonda in aeroporto, aspettando il volo per Calcutta. Leggo il giornale locale, in inglese, sorseggiando una birra all'Irisch pub. Il giornale italiano che hanno lasciato i giocatori del Milan sull'aereo lo tengo per dopo. Mi colpisce un riquadro nella pagina centrale. Allontano il foglio, il riflesso della luce sulla carta patinata mi impedisce di vedere chiaramente. Leggo. E` il primo contatto con la realta` di Calcutta. Rido da solo, gli altri sono nel localino non fumatori. Tolgo la macchina fotografica dall'astuccio e faccio la foto del riquadro. Finisco la sigaretta e vado dai miei compagni. Incredibile... a Calcutta c'e` un negozio che in cambio di un chilo di cipolle ti da una cartuccia riciclata d'inchiostro per la stampante ma, se di chili ne dai due, te ne danno una originale. Tutto dipendende dal raccolto delle cipolle e dalle piogge. Cadute anche fuori stagione, hanno compromesso i raccolti e quindi, a minor quantita`, i prezzi sono saliti. Le cipolle, insieme al riso, sono alla base dell'alimentazione indiana. L'aumento del prezzo mette in difficolta` molte famiglie. Il governo e' stato chiamato in causa per affrontare il problema con misure appropriate. I miei compagni sorridono a questa storia... ma lo dice il giornale. Apro quello italiano e... nella pagina economica e prima dei problemi della spazzatura a Napoli durante le festivita` natalizie... ecco la conferma. Il prezzo delle cipolle sale oltre le possibilita` economiche di gran parte delle famiglie indiane. Mezza pagina. Vuol dire che il problema c' e`. Tutti rivalutano la proposta del negozio di elettronica di Calcutta. Nel frattempo, il governo indiano ha comperato tonnellate di cipolle dal nemico Pakistan e il prezzo sembra in calo. Lungo la ferrovia, a Prem Dan, per gli abitanti dello slum, il chilo di cipolle costa 70 rupie (ca. 0,50 fr.), piu` o meno il doppio del prezzo normale.
Ma gli aquiloni volano ancora?
Park Circus, la stazione che brulica di gente, la bidonville che avvolge letteralmente i binari della ferrovia (da un lato i tuguri in mattone con i tetti in tegole e dall`altro la tendopoli con enormi teloni neri e centinaia di copertoni sopra per non lasciarli volare), nugoli di bambini miseramente vestiti e sporchi all`inverosimile e nel cielo centinaia di aquiloni colorati simili a farfalle gioiose e allegre che si stagliano nel cielo grigio e plumbeo caratteristico dell`estate di Calcutta.
Era questa l`immagine piu` piu` significativa che mi portavo dentro della mia prima esperienza di volontariato a Calcutta. L`immagine della miseria peggiore, della poverta` piu` sconvolgente, del degrado umano che costringe migliaia di persone a sopravvivere in condizioni disumane contrapposta a quella degli aquiloni che i bambini facevano volare in cielo gioiosi e felici che il loro aquilone potesse librarsi lassu` in alto, sempre piu` in alto dove la miseria e la poverta` non esistono. Quegli aquiloni rappresentavano per loro l`unica speranza di poter raggiungere un mondo piu` giusto, piu` bello, piu` umano. Una speranza pero` appesa a un esile filo di lana che la maggiore parte delle volte svaniva d`incanto proprio come il quadrato di plastica colorata, recuperata nel mucchio dell`immondizia, portato dal vento si incagliava nella selva di fili elettrici che sovrasta la stazione. Quella speranza, quel sogno fugace di libertza`, quel desiderio anche solo di breve durata non li ho piu` rivisti.
Infatti quando venerdi` scorso mi sono recato a Prem Dan (= Dono d`Amore), la casa delle suore dove quest`anno presto servizio, situata anch`essa a ridosso della ferrovia nel bel mezzo della bidonville (con un alto muro di cinta che la isola e la protegge), non ho visto gli aquiloni sono rimasto deluso. Mi sono allora chiesto se a Calcutta non esistono piu` sogni di liberta`, speranza di un mondo migliore e uguale per tutti.
Certamente no, perche` il lavoro umile, semplice, ricco dell`amore infinito del Signore che svolgono le suore di Madre Teresa, autentici angeli del cielo, dimostra proprio l`opposto.
Ma allora perche` gli aquiloni non volano piu` nel cielo sopra Park Cirkus?
La risposta non l`ho cercata, ma conservo negli occhi e nel cuore quella stupenda immagine dell`estate 2003 confortata dalla convinzione di allora e confermata ancora oggi che la speranza e` l`ultima a morire dove ci sono persone che dedicano il meglio di se stesse per dare significato alle due seplici paroline I THURST (ho sete) scritte accanto alla croce del crocifisso in tutte la case delle suore. Il Signore ha sete dell`amore dell`uomo. Se l`uomo riuscira` a soddisfare completamente questa sete il mondo allora diventera` piu` bello e gli aquiloni riprenderanno a volare liberi nel cielo, non solo di Calcutta, senza piu` trovare ostacoli. Sogno? Illusione? Speranza?
Era questa l`immagine piu` piu` significativa che mi portavo dentro della mia prima esperienza di volontariato a Calcutta. L`immagine della miseria peggiore, della poverta` piu` sconvolgente, del degrado umano che costringe migliaia di persone a sopravvivere in condizioni disumane contrapposta a quella degli aquiloni che i bambini facevano volare in cielo gioiosi e felici che il loro aquilone potesse librarsi lassu` in alto, sempre piu` in alto dove la miseria e la poverta` non esistono. Quegli aquiloni rappresentavano per loro l`unica speranza di poter raggiungere un mondo piu` giusto, piu` bello, piu` umano. Una speranza pero` appesa a un esile filo di lana che la maggiore parte delle volte svaniva d`incanto proprio come il quadrato di plastica colorata, recuperata nel mucchio dell`immondizia, portato dal vento si incagliava nella selva di fili elettrici che sovrasta la stazione. Quella speranza, quel sogno fugace di libertza`, quel desiderio anche solo di breve durata non li ho piu` rivisti.
Infatti quando venerdi` scorso mi sono recato a Prem Dan (= Dono d`Amore), la casa delle suore dove quest`anno presto servizio, situata anch`essa a ridosso della ferrovia nel bel mezzo della bidonville (con un alto muro di cinta che la isola e la protegge), non ho visto gli aquiloni sono rimasto deluso. Mi sono allora chiesto se a Calcutta non esistono piu` sogni di liberta`, speranza di un mondo migliore e uguale per tutti.
Certamente no, perche` il lavoro umile, semplice, ricco dell`amore infinito del Signore che svolgono le suore di Madre Teresa, autentici angeli del cielo, dimostra proprio l`opposto.
Ma allora perche` gli aquiloni non volano piu` nel cielo sopra Park Cirkus?
La risposta non l`ho cercata, ma conservo negli occhi e nel cuore quella stupenda immagine dell`estate 2003 confortata dalla convinzione di allora e confermata ancora oggi che la speranza e` l`ultima a morire dove ci sono persone che dedicano il meglio di se stesse per dare significato alle due seplici paroline I THURST (ho sete) scritte accanto alla croce del crocifisso in tutte la case delle suore. Il Signore ha sete dell`amore dell`uomo. Se l`uomo riuscira` a soddisfare completamente questa sete il mondo allora diventera` piu` bello e gli aquiloni riprenderanno a volare liberi nel cielo, non solo di Calcutta, senza piu` trovare ostacoli. Sogno? Illusione? Speranza?
Ciao ciao Calcutta!
Questa mattina il Don Paolo e' partito mettendo cosi' la parola 'fine' alla parte ufficiale del nostro campo di lavoro. Domani il gruppo si sfaldera' completamente perche' ben cinque di noi lasceranno Calcutta dove resteranno soltanto Bab's, Seba, Antonio e Maurizio. Gepa, Sandro e io andremo a Puri, dove ebbe luogo il primo campo di lavoro della TrePini (dicembre 2004).
Ieri abbiamo provato a mettere in comune le emozioni vissute in questi giorni (anche se tante sono state scritte sul blog), ma non e' stato per niente facile. Ognuno ha saputo ricordare una "perla" da portare a casa: lo sguardo d'amore delle suore, l'entusiasmo di Suor Adriana, una sua frase particolare ("e' importante distinguere la tua vocazione dai problemi che incontri"), lo sguardo degli uomini cavallo, l'atteggiamento delle persone in strada, ricordarsi l'umilta' della propria vocazione (senza voler ogni volta strafare), il rapporto con i volontari ed i pazienti di Prem Dan. E tanto altro ancora.
Nonostante le difficolta' di lingua, di abitudini, di vivibilita', di immagini a volte troppo crude, di sicuro tutti noi ci porteremo nel cuore questa importante esperienza. Sono proprio contenta di essere riuscita a venire, ho incontrato persone davvero BELLE, sia fra le suore, sia fra i volontari, sia fra i malati di Prem Dan, sia fra le Amasi (le indiane che si occupano delle donne di Prem Dan e che per l'atteggiamento a volte un po' militaresco avevamo definito arpie). E poi non posso non ammettere che il poter toccare tutti i giorni la pietra bianca della tomba di Madre Teresa e leggervi sopra il messaggio d'amore del giorno scritto con petali di fiori non mi dia una forte serenita' ed emozione.
Anome del gruppo ringrazio tutti voi lettori per la calorosa partecipazione a questa nostra avventura, ogni giorno la Bab's ci tiene aggiornati sull'enorme numero di visite sul blog. Ci fa davvero piacere scoprire che qualcuno di voi ci segue anche da molto lontano! Tranquilli, tutto cio' non finira' fra una settimana, ci faremo sentire per una serata conclusiva dove vi mostreremo molte foto e potremo raccontarvi a voce tutto quanto!
Ieri abbiamo provato a mettere in comune le emozioni vissute in questi giorni (anche se tante sono state scritte sul blog), ma non e' stato per niente facile. Ognuno ha saputo ricordare una "perla" da portare a casa: lo sguardo d'amore delle suore, l'entusiasmo di Suor Adriana, una sua frase particolare ("e' importante distinguere la tua vocazione dai problemi che incontri"), lo sguardo degli uomini cavallo, l'atteggiamento delle persone in strada, ricordarsi l'umilta' della propria vocazione (senza voler ogni volta strafare), il rapporto con i volontari ed i pazienti di Prem Dan. E tanto altro ancora.
Nonostante le difficolta' di lingua, di abitudini, di vivibilita', di immagini a volte troppo crude, di sicuro tutti noi ci porteremo nel cuore questa importante esperienza. Sono proprio contenta di essere riuscita a venire, ho incontrato persone davvero BELLE, sia fra le suore, sia fra i volontari, sia fra i malati di Prem Dan, sia fra le Amasi (le indiane che si occupano delle donne di Prem Dan e che per l'atteggiamento a volte un po' militaresco avevamo definito arpie). E poi non posso non ammettere che il poter toccare tutti i giorni la pietra bianca della tomba di Madre Teresa e leggervi sopra il messaggio d'amore del giorno scritto con petali di fiori non mi dia una forte serenita' ed emozione.
Anome del gruppo ringrazio tutti voi lettori per la calorosa partecipazione a questa nostra avventura, ogni giorno la Bab's ci tiene aggiornati sull'enorme numero di visite sul blog. Ci fa davvero piacere scoprire che qualcuno di voi ci segue anche da molto lontano! Tranquilli, tutto cio' non finira' fra una settimana, ci faremo sentire per una serata conclusiva dove vi mostreremo molte foto e potremo raccontarvi a voce tutto quanto!
Padroni del cielo
Sulle Ande volano alti i condor, Venezia ha i suoi piccioni, Lugano ha i cormorani (ormai famosi...) e ancora qualche rondine...
Nel cielo di Calcutta non ci sono condor e piccioni, non ci sono cormorani e rondini,...solo pochi passeri. Sopra Calcutta governano i corvi. Dall'alba al tramonto, in ogni luogo, incombe la loro ombra. Il rauco gracchiare riempie gli spazi lasciati vuoti dai clacson. Sono migliaia, milioni. Grossi, lucidi e neri. Il becco lungo, affilato, possente. Ti guardano dal basso all'alto e viceversa, appollaiati sulla rete infinita di cavi elettrici, con occhio di sfida. Lasciano cadere il loro guano su ogni cosa. Non hanno paura. Conoscono bene l'uomo. Sono intelligenti. Niente scappa alla loro attenzione. Volano in stormi, a piccoli gruppi, da soli. Non importa dove e quando, ci sono sempre. Controllano e osservano tutto quello che succede a terra. Li incontriamo durante il nostro percorso dall' albergo a Prem Dan, sulle strade e lungo i binari della ferrovia. Quando e` l'ora del pranzo arrivano e cominciano a volare in tondo sopra il piazzale, come se avessero l'orologio. Poi alcuni si fermano, appollaiati sulle palme e sui parapetti dei tetti circostanti. Aspettano, non hanno fretta, sanno che arrivera` anche il loro turno. Qui non c'e` spazzatura da beccare, c'e` di meglio. Poi ripartono, sazi. Riprendono il loro volteggiare, richiamati da una citta' immensa, disordinata e sporca.
Nel cielo di Calcutta non ci sono condor e piccioni, non ci sono cormorani e rondini,...solo pochi passeri. Sopra Calcutta governano i corvi. Dall'alba al tramonto, in ogni luogo, incombe la loro ombra. Il rauco gracchiare riempie gli spazi lasciati vuoti dai clacson. Sono migliaia, milioni. Grossi, lucidi e neri. Il becco lungo, affilato, possente. Ti guardano dal basso all'alto e viceversa, appollaiati sulla rete infinita di cavi elettrici, con occhio di sfida. Lasciano cadere il loro guano su ogni cosa. Non hanno paura. Conoscono bene l'uomo. Sono intelligenti. Niente scappa alla loro attenzione. Volano in stormi, a piccoli gruppi, da soli. Non importa dove e quando, ci sono sempre. Controllano e osservano tutto quello che succede a terra. Li incontriamo durante il nostro percorso dall' albergo a Prem Dan, sulle strade e lungo i binari della ferrovia. Quando e` l'ora del pranzo arrivano e cominciano a volare in tondo sopra il piazzale, come se avessero l'orologio. Poi alcuni si fermano, appollaiati sulle palme e sui parapetti dei tetti circostanti. Aspettano, non hanno fretta, sanno che arrivera` anche il loro turno. Qui non c'e` spazzatura da beccare, c'e` di meglio. Poi ripartono, sazi. Riprendono il loro volteggiare, richiamati da una citta' immensa, disordinata e sporca.
07.01.2011
Giornata di lavoro tipica dei volontari, Santa Messa alle 6.00 con presenza record di volontari, il venerdi` e` giornata d'inizio dell'attivita`per i nuovi gruppi che arrivano a Calcutta. Oggi hanno invaso la cappella un gruppo numeroso preveniente dall'Australia.
Dopo la Messa colazione tutti assieme in albergo per salutare Don Paolo in partenza per Ranchi nello Stato Jharkhand per andare a trovare don Rachi Kerketta, che e` stato suo collaboratore nella nostra parrocchia a Massagno.
La mattina e` trascorsa velocemente, abbiamo salutato un gruppo di spagnoli in partenza e ci stiamo affiatando con degli argentini molto simpatici. Anche tra gli ospiti di Prem Dan quando si parla di Argentina si nomina Maradona, mentre quando si parla di tennis tutti sanno di Roger Federer: incredibile certi miti mondiali sono noti anche qui negli slum di Calcutta.
Al rientro in albergo siamo stati bloccati da una manifestazione religiosa di musulmani che hanno bloccano un'arteria principale come la Bose Street proprio a lato della Casa di Madre Teresa. Devo ammettere che un certo risentimento verso questo genere di manifestazione di massa (ca.300 persone) in pieno giorno sulla strada, mi mette ansia. Sara` forse perche` sembra un adunata di militari, tutti maschi giovani o di media eta`che si muovono su ordine di megafoni posti in cima ai palazzi, niente a che vedere con le mostre processioni con bambini donne e uomini di tutte le eta`. In un paese cosi` squilibrato, speriamo che rimangono solo come manifestazioni di carattere religioso, altrimenti ho paura che questo genere di adunate sono una bomba ad orologeria per una violenza incontrollabile. Non c'e` quartiere, attorno all`albergo, dove non ci sia una moschea o megafoni che riversano sulla popolazione le preghiere dei musulmani ad ogni ora del giorno, mentre piu` tranquilli sono i riti indu`nelle diversi tempietti lunghe le strade, dove i devoti si limitano all'offerta di collane di fiori.
Stasera cena di lusso di fine campo ufficiale alla taverna spagnola, domani infatti parte il "distaccamento" per Puri.
Dopo la Messa colazione tutti assieme in albergo per salutare Don Paolo in partenza per Ranchi nello Stato Jharkhand per andare a trovare don Rachi Kerketta, che e` stato suo collaboratore nella nostra parrocchia a Massagno.
La mattina e` trascorsa velocemente, abbiamo salutato un gruppo di spagnoli in partenza e ci stiamo affiatando con degli argentini molto simpatici. Anche tra gli ospiti di Prem Dan quando si parla di Argentina si nomina Maradona, mentre quando si parla di tennis tutti sanno di Roger Federer: incredibile certi miti mondiali sono noti anche qui negli slum di Calcutta.
Al rientro in albergo siamo stati bloccati da una manifestazione religiosa di musulmani che hanno bloccano un'arteria principale come la Bose Street proprio a lato della Casa di Madre Teresa. Devo ammettere che un certo risentimento verso questo genere di manifestazione di massa (ca.300 persone) in pieno giorno sulla strada, mi mette ansia. Sara` forse perche` sembra un adunata di militari, tutti maschi giovani o di media eta`che si muovono su ordine di megafoni posti in cima ai palazzi, niente a che vedere con le mostre processioni con bambini donne e uomini di tutte le eta`. In un paese cosi` squilibrato, speriamo che rimangono solo come manifestazioni di carattere religioso, altrimenti ho paura che questo genere di adunate sono una bomba ad orologeria per una violenza incontrollabile. Non c'e` quartiere, attorno all`albergo, dove non ci sia una moschea o megafoni che riversano sulla popolazione le preghiere dei musulmani ad ogni ora del giorno, mentre piu` tranquilli sono i riti indu`nelle diversi tempietti lunghe le strade, dove i devoti si limitano all'offerta di collane di fiori.
Stasera cena di lusso di fine campo ufficiale alla taverna spagnola, domani infatti parte il "distaccamento" per Puri.
Nelle strade di Calcutta
Muoversi nelle strade di Calcutta e' veramente un'avventura. Piu' divertente che un viaggio in ottovolante, piu' emozionante che un giro con gli autoscontri. Solo che qui sono macchine vere. Visto che dobbiamo far capo ai mezzi pubblici (comunque mai e poi mano uno di noi oserebbe guidare in questo traffico) li abbiamo provati quasi tutti. Queste esperienze ci hanno permesso di definire la gerarchia dei mezzi di trasporto a Calcutta.
In testa a tutti sta il metro'. Pare sia veramente bello, moderno, efficiente. Pare pero' che sia anche molto caro e quindi lo usino in pochi. Non e' sull'itinerario dei nostri spostamenti abituali.
Sotto al metro' sta il tram. Funziona ancora ad elettricita', con il pantografo, come i bei vecchi tram di una volta. Sferraglia nel centro della citta', per esempio sotto casa nostra, e non ho usato a caso il verbo, perche' a volte il rumore di ferraglia e' infernale. Ce ne sono di moderni, con le vetrate panoramiche come il trenino dei ghiacciai, ma anche di antiquati, risalenti certamente al tempo della dominazione inglese e magari anche prima...
Nello scalino inferiore sta il bus. Quasi tutti sono di marca Tata, la fabbrica indiana di automobili. Tutti invece sono scassatissimi. La persona chiave di questo mezzo e' il bigliettario. Aiuta il guidatore nelle manovre per districarsi nel traffico. Picchia violentemente sul retro del bus per segnalare se fermarsi, se piegare a destra o a sinistra, se ripartire. Ha un'abilita' circense nel saltare sul mezzo in corsa. Si infila le banconote tra le dita per velocizzare i pagamenti. Non ci e' ancora chiaro come riesca ad incassare quando e' il momento di massimo traffico, e i passaggeri penzolano fuori dalla porta. Un viaggio in bus e' decisamente buon mercato. Si puo' attraversare la citta' per 6 rupie (circa 12 centesimi di franco...).
Eccoci ora al taxi. Tutti i taxi sono gialli e costituiscono circa il 60% delle automobili in circolazione a Calcutta. Possono ospitare sino a 5 passeggeri ed e' imperativo, prima di salire, contrattare il prezzo del viaggio. Il problema e' che non tutti i taxisti conoscono la citta' cosi' bene da soddisfare le richieste dei passeggeri e non si e' mai sicuri di arrivare al punto giusto... Divertenti sono gli altarini con le divinita' indu' che ogni tassista ha sistemato sul suo mezzo. Quella che abbiamo visto piu' frequentemente rappresenta un elefante. I tassisti di Calcutta provano un piacere perverso nel suonare il clacson in qualsiasi momento del giorno e della notte e in ogni situazione di traffico.
Piu' in basso del taxi c'e' il moto-riscio'. Una specie di furgoncino Ape, dove invece del ponte c'e' una cabina nella quale siedono i passaggeri. I piu' temerari possono sedersi anche accanto al guidatore. E' uno spettacolo unico. Il moto-riscio' si infila in tutti i buchi che trova e non ha paura di nessuno, i suoi passeggeri si sentono veramente al centro del traffico. Viaggia a pochi millimetri da bus e camion e permette di respire gas di scarico a pieni polmoni.
Scendendo ancora nella graduatoria troviamo la bici-riscio'. Un comodo sedile dove ci possono stare sino a due persone tirato da una bicicletta. bello per tratti corti, nelle vie piu'strette della citta'. Qui e' ancor piu' difficile spiegare al guidatore la propria meta, anche perche' quasi nessuno conosce l'inglese. L'avventura e' allora ancora piu' interessante. Hanno degli specchietti retrovisori che, per come sono messi servono solo da decorazione. Si fanno riconoscere con una trombetta: quando la pompetta e' rotta, viene rimpiazzata con una bottiglietta di plastica.
Gli ultimi tra gli ultimi, gli sfigati, sono sempre loro, gli uomini-cavallo o riscio' men, come amano definirsi. Vanno lungo le strade a piedi nudi e si fanno riconoscere con il suono di un campanello. Pare che questo mezzo di trasporto, quasi disumano, sia in uso solo a Calcutta, le altre citta' indiane l'hanno eliminato. E' comunque pur sempre un modo per sfamare alcune migliaia di persone e allora nessuno usa abolirlo.
Si dice che i conducenti di Calcutta siano i migliori di tutta l'India. Li abbiamo visti fare delle cose impressionanti e non facciamo fatica a crederci. A loro favore sta comunque il fatto che finora non abbiamo visto il benche' minimo incidente. La regola principale, degli automobilisti e' quella di mantenere sempre la stessa direzione, senza fare scarti improvvisi. Qualcuno, prima o poi lasia la precedenza. I pedoni che vogliono attraversare, invece, devono fidarsi ciecamente degli automobilisti: non accellerare o rallentare e mantenere il sangue freddo. Prima o poi ti schivano.
Un'ultima annotazione. Le religioni principali dell'India (induismo e islam), proibiscono l'alcol. Forse e' anche per questo che in citta' ci sono cosi' pochi incidenti?
In testa a tutti sta il metro'. Pare sia veramente bello, moderno, efficiente. Pare pero' che sia anche molto caro e quindi lo usino in pochi. Non e' sull'itinerario dei nostri spostamenti abituali.
Sotto al metro' sta il tram. Funziona ancora ad elettricita', con il pantografo, come i bei vecchi tram di una volta. Sferraglia nel centro della citta', per esempio sotto casa nostra, e non ho usato a caso il verbo, perche' a volte il rumore di ferraglia e' infernale. Ce ne sono di moderni, con le vetrate panoramiche come il trenino dei ghiacciai, ma anche di antiquati, risalenti certamente al tempo della dominazione inglese e magari anche prima...
Nello scalino inferiore sta il bus. Quasi tutti sono di marca Tata, la fabbrica indiana di automobili. Tutti invece sono scassatissimi. La persona chiave di questo mezzo e' il bigliettario. Aiuta il guidatore nelle manovre per districarsi nel traffico. Picchia violentemente sul retro del bus per segnalare se fermarsi, se piegare a destra o a sinistra, se ripartire. Ha un'abilita' circense nel saltare sul mezzo in corsa. Si infila le banconote tra le dita per velocizzare i pagamenti. Non ci e' ancora chiaro come riesca ad incassare quando e' il momento di massimo traffico, e i passaggeri penzolano fuori dalla porta. Un viaggio in bus e' decisamente buon mercato. Si puo' attraversare la citta' per 6 rupie (circa 12 centesimi di franco...).
Eccoci ora al taxi. Tutti i taxi sono gialli e costituiscono circa il 60% delle automobili in circolazione a Calcutta. Possono ospitare sino a 5 passeggeri ed e' imperativo, prima di salire, contrattare il prezzo del viaggio. Il problema e' che non tutti i taxisti conoscono la citta' cosi' bene da soddisfare le richieste dei passeggeri e non si e' mai sicuri di arrivare al punto giusto... Divertenti sono gli altarini con le divinita' indu' che ogni tassista ha sistemato sul suo mezzo. Quella che abbiamo visto piu' frequentemente rappresenta un elefante. I tassisti di Calcutta provano un piacere perverso nel suonare il clacson in qualsiasi momento del giorno e della notte e in ogni situazione di traffico.
Piu' in basso del taxi c'e' il moto-riscio'. Una specie di furgoncino Ape, dove invece del ponte c'e' una cabina nella quale siedono i passaggeri. I piu' temerari possono sedersi anche accanto al guidatore. E' uno spettacolo unico. Il moto-riscio' si infila in tutti i buchi che trova e non ha paura di nessuno, i suoi passeggeri si sentono veramente al centro del traffico. Viaggia a pochi millimetri da bus e camion e permette di respire gas di scarico a pieni polmoni.
Scendendo ancora nella graduatoria troviamo la bici-riscio'. Un comodo sedile dove ci possono stare sino a due persone tirato da una bicicletta. bello per tratti corti, nelle vie piu'strette della citta'. Qui e' ancor piu' difficile spiegare al guidatore la propria meta, anche perche' quasi nessuno conosce l'inglese. L'avventura e' allora ancora piu' interessante. Hanno degli specchietti retrovisori che, per come sono messi servono solo da decorazione. Si fanno riconoscere con una trombetta: quando la pompetta e' rotta, viene rimpiazzata con una bottiglietta di plastica.
Gli ultimi tra gli ultimi, gli sfigati, sono sempre loro, gli uomini-cavallo o riscio' men, come amano definirsi. Vanno lungo le strade a piedi nudi e si fanno riconoscere con il suono di un campanello. Pare che questo mezzo di trasporto, quasi disumano, sia in uso solo a Calcutta, le altre citta' indiane l'hanno eliminato. E' comunque pur sempre un modo per sfamare alcune migliaia di persone e allora nessuno usa abolirlo.
Si dice che i conducenti di Calcutta siano i migliori di tutta l'India. Li abbiamo visti fare delle cose impressionanti e non facciamo fatica a crederci. A loro favore sta comunque il fatto che finora non abbiamo visto il benche' minimo incidente. La regola principale, degli automobilisti e' quella di mantenere sempre la stessa direzione, senza fare scarti improvvisi. Qualcuno, prima o poi lasia la precedenza. I pedoni che vogliono attraversare, invece, devono fidarsi ciecamente degli automobilisti: non accellerare o rallentare e mantenere il sangue freddo. Prima o poi ti schivano.
Un'ultima annotazione. Le religioni principali dell'India (induismo e islam), proibiscono l'alcol. Forse e' anche per questo che in citta' ci sono cosi' pochi incidenti?
Le radici delle suore
Le suore di Madre Teresa sono radicali, estreme.
Hanno scelto di condividere tutto con i piu' poveri, anche la loro sicurezza materiale. Non posseggono niente, solo tre sari (e uno, quello della festa, lo usano raramente). Vivono grazie al loro lavoro e la loro opera puo' funzionare grazie alle donazioni. La congregazione non vuole ricevere i contributi regolari, Madre Teresa aveva rifiutato anche quelli che gli erano stati offerti da Roma.
"Se vogliamo caire i piu' poveri, dobbiamo sperimentare noi stessi la poverta'", ci ha spiegato suor Adriana. "La nostra scelta di vita e' per una poverta' radicale. Qualcuno voleva regalarci una lavatrice, ma Madre Teresa ha rifiutato. Cosi' tutti i giorni dobbiamo lavarci i vestiti."
E' una vita di sacrifici fatta in nome di una gioia piu' grande: quella di poter abbracciare Gesu' nei suoi poveri. "La fondazione nella fede ti permette di fare i sacrifici di poverta', castita' e obbedienza. Quando capisci il significato, lo fai con gioia, ne vale la pena. Sacrifichi qualcosa di bello per qualcosa di migliore." Ci ha detto sempre suor Adriana.
Credo di aver capito il senso del loro estremismo: la radicalita' delle Missionarie della carita' sta nel fatto di affondare le radici nel Signore.
Hanno scelto di condividere tutto con i piu' poveri, anche la loro sicurezza materiale. Non posseggono niente, solo tre sari (e uno, quello della festa, lo usano raramente). Vivono grazie al loro lavoro e la loro opera puo' funzionare grazie alle donazioni. La congregazione non vuole ricevere i contributi regolari, Madre Teresa aveva rifiutato anche quelli che gli erano stati offerti da Roma.
"Se vogliamo caire i piu' poveri, dobbiamo sperimentare noi stessi la poverta'", ci ha spiegato suor Adriana. "La nostra scelta di vita e' per una poverta' radicale. Qualcuno voleva regalarci una lavatrice, ma Madre Teresa ha rifiutato. Cosi' tutti i giorni dobbiamo lavarci i vestiti."
E' una vita di sacrifici fatta in nome di una gioia piu' grande: quella di poter abbracciare Gesu' nei suoi poveri. "La fondazione nella fede ti permette di fare i sacrifici di poverta', castita' e obbedienza. Quando capisci il significato, lo fai con gioia, ne vale la pena. Sacrifichi qualcosa di bello per qualcosa di migliore." Ci ha detto sempre suor Adriana.
Credo di aver capito il senso del loro estremismo: la radicalita' delle Missionarie della carita' sta nel fatto di affondare le radici nel Signore.
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