domenica 2 gennaio 2011

Il punto
Ieri sera come d'abitudine nei campi di lavoro abbiamo fatto il punto . `E stato un momento importante perche` ognuno ha manifestato la propria visione delle cose viste e non viste e delle proprie sensazioni e delle aspettative per i prossimi giorni. Abbiamo capito che c'e` molta strada da fare prima di apprendere a fondo l'esperienza di volontariato che stiamo vivendo, mi e` sembrato comunque di percepire che per tutti conoscere la realta` di una miseria diffusa cosi` come la si tocca con mano qui a Calcutta non puo` lasciare indifferenti nessuno. Il pensiero di Madre Teresa pur semplice da capire e`di difficile assimilazione, noi qui stiamo tentando di capirlo e di dare inizio a un nuovo cammino personale.
Oggi il contatto con i ragazzini di Nabojbon e` stato piu` facile perche` i sorrisi e la loro gioia sono state un ristorno immediato di gratitudine, pero`sappiamo che fuori dal portone d'entrata alla casa dei padri dell'ordine maschile di Madre Teresa sono ricaduti subito nella loro condizione di poverta`latente senza speranza alcuna di risollevarsi dalle loro estreme condizioni.
Speriamo che le quattro ore vissute assieme ai bambini siano state per loro una bolla d'aria "pulita", mentre per noi e`rimasta la sensazione di gioia di aver condiviso un momento d'intenso amore con i piu` innocenti di questa societa` disumana.

Epifania con i ragazzi di strada

Domenica 2 gennaio, ore 11.30



Oggi in India e` festa dell`Epifania e noi decidiamo di festeggiarla in un modo diverso da quello di tutti i giorni. Con tutto il gruppo ci rechiamo a Nabo Jibon, dopo la messa delle sei in Casa Madre, guidati da un volontario spagnolo (Joseph credo che si chiami), la casa di accoglienza dei ragazzi e degli adulti andicappati fisici gestita dai Fratelli missionari della carita`, l`ordine maschile delle Sore di Madre Teresa. La domenica i fratelli aprono i cancelli ai ragazzi di strada del quartiere. Oggi ce ne sono 193, fra i quattro e gli otto, nove anni scelti rigorosamente dal superiore della casa che fa il giro del quartiere alle cinque del mattino per individuare quelli piu` bisognosi di aiuto.

Prima operazione: lavaggio. A gruppetti di tre o quattro si avvicinano al lavatoio. Si spogliano, non tutti perche` alcuni sono molto pudichi, e poi procediamo a lavarli alla maniera indiana. Sono sporchi all`inverosimile. Lo sporco e` talmente penetrato nei pori della loro pelle che e` difficile distoglierlo. Facciamo quello che possiamo; parecchi di loro presentano delle ferite ai piedi, alle ginochia, sulle gambe e le braccia e non e` possibile pulirli come si deve perche` peggioreremmo la situazione. Comunque si tratta di un`operazione importante per loro, il sapone per lavarsi lo usano certamente solo la domenica quando hanno la fortuna di essere scelti per entrare in questa oasi di pace e di serenita`!

Dopo il lavaggio, un`oretta di gioco con i volontari presenti; piu` che di gioco si tratta di coccole che denotano il loro estremo bisogno di un contatto fisico con persone che vogliono loro bene: una carezza, una stretta di mano, un sorriso, un saluto, coccolarli fra le braccia o porli cavalcioni sulle spalle, ma non si riesce ad accontantare tutti! Vorremmo documentare con degli scatti fotografici questi momenti belli e significativi, momenti di serenita` e di allegria, ma il superiore della casa non e` d`accordo e piu` volte ci riprende obbligandoci a mettere la macchina fotografica nel sacco.

Per noi volontari pausa per il te e i biscotti. Quando ridiscendiamo nel cortile dove sono radunati i ragazzi, li troviamo allineati in due lughe file, seduti per terra ad aspettare il pranzo: riso, patate in umido con molto sugo, un uovo sodo e un bicchiare d`acqua. Hanno una fame da lupi, la maggior parte di loro ci chiede due mestoli di riso, ma la razione ne prevede uno solo! Evidentemente niente frutta e niente dolci. Mi si stringe il cuore pensando a quello che i nostri bambini a casa, ma anche noi adulti, abbiamo l`immensa fortuna di avere sulla tavola. E un altro nodo alla gola mi viene guardando il cancello oltre il quale numerosi ragazzi come questi non hanno potuto entrare ed hanno la medesima fame di cibo e di amore. Uno di loro riesce ad eludere la sorveglianza del custode, corre e si mette seduto dove prima c`erano i suoi compagni piu` fortunati nella speranza di ricevere qualcosa, ma inutilmente e dopo qualche minuto si rialza e triste se ne va a mendicare sulla strada come tutti giorni. Ma il Signore e` buono e per lui e tanti altri si manifestera` in un`altra Epifania.

Fine dell`anno

Calcutta, venerdi! 31 dicembre 2010, ore 22.50
Dopo il cenone di fine anno che ci e` costato 1300 rupie (due franchi e cinquanta!) in dieci persone, don Paolo, Maurizio, Antonio ed io rientriamo in albergo. Cammin facendo ci ricordiamo delle coperte che avevamo prelevato sui due voli di andata con l`intenzione di farne dono ai poveri di Calcutta. In albergo mettiamo le 11 coperte (una e` quella del giocatore del Milan Gattuso: la squadra di calcio italiana era infatti sul nostro volo Milano-Dubai certamente non per un campo di lavoro!) nei sacchetti che portiamo sempre in spalla girando per la citta`. Usciamo e in una delle tantissime bancarelle che vendono frutta acquistiamo banane e mandarini. Non dobbiamo fare molta strada per trovare delle persone sdraiate sul marciapiede a dormire su un letto di cartone e stracci, avvolte in coperte luride e sfilacciate fra la polvere e la sporcizia caratteristiche di questa citta`... infernale che assomiglia a uno dei gironi dell`inferno dantesco. Di sera, quando fa buio, quasi quasi non si vedono; avvolti completamente nei loro stracci non si riconoscono nemmeno per delle persone sdraiate per terra, sembrano quasi un ammasso di immondizie o di rifiuti! E` incredibile come l`uomo possa vivere e sopravvivere in situazioni che non si possono nemmeno descrivere! Solo chi le ha viste e vissute le puo` capire. Calcutta vale davvero una visita non fosse altro che per toccare con mano quali situazioni di degrado l`uomo riesce a superare con la forza della vita. Avviciniamo alcune di queste persone e consegnamo loro una coperta e qualche frutto; increduli e assonnati ringraziano. Poca cosa, un gesto semplice ma commovente per festeggiare in un modo diverso la fine dell`anno anche se non e` ancora mezzanotte. Un giovane indiano che passa per strada ci osserva stupito e ci chiede da dove veniamo. Mi sembra di aver capito che ci ha ringraziato per quello che stavamo facendo, per quella piccola goccia, come ci ha insegnato Madre Teresa, che ogni uomo di buona volonta` dovrebbe riuscire a versare nel grande mare della carita` e della solidarieta` umana e cristiana.
BUON ANNO a tutti da Calcutta dal profondo del cuore.

sabato 1 gennaio 2011

Qualche foto...





I volontari di Calcutta

Ormai e` qualche giorno che siamo in questa straordinaria citta` ed abbiamo gia` incrociato diversi volontari. E` impossibile farne un unico identikit tipo, quindi vi racconto qualcosa di alcuni che ho incontrato (premetto che sono scarsissimo con i nomi e me li sono gia` scordati quasi tutti…):

Volontario 1: Spagnola alta e magra, sulla quarantina, viene a Calcutta da oltre 15 anni per 6 mesi all`anno. Ci ha chiesto aiuto il secondo giorno per fare i sacchetti da dare in dono agli uomini cavallo. E` lei che da diversi anni ha preso in mano questa azione. Ne sono rimasto colpito subito e quando ci ha chiesto se volevamo aiutarla non ho esitato un secondo a risponderle.

Volontario 2: Signora spagnola che ci ha spiegato al momento dell`iscrizione come sono organizzati i volontari, quali case ci sono, che lavori si possono fare, ecc… Grande solarita` ed entusiasmo trasparaiono da questa donna che sembra una presentatrice televisiva sudamericane ed invece si prodiga per i piu` poveri.

Volontario 3: Gianluca, un signore di Bologna che da qualche anno viene a Calcutta a passare le sue vacanze come volontario alla casa di Daiadan dove si trovano. I bambini handicappati. E` un venditore di elettrodomestici, tranquillo e dai toni pacati. Una sera lo abbiamo invitato a cena. Mi racconta che lui viene da solo, mentre la moglie va altrove, ma e` contento della scelta.

Volontario 4: Gruppetto di giovani e simpatici cinesi di Hong Kong che abbiamo conosciuto mentre lavavamo assieme le stoviglie a Prem Dan. Tanti volontari provengono dai paesi asiatici vicini che distano poche ore di volo. Stanno quasi sempre in gruppo e come delle formiche sono dei grandi lavoratori.

Volontario 5: Ragazzo giapponese che parla inglese peggio di me e chiede a tutti di leggere un foglio scritto a mano in cui parla del suo migliore amico affetto da una grave malattia. Ti da un pennarello e devi scrivergli una dedica su pezzo di stoffa, poi ti ringrazia calorosamente.

Volontario 6: Ragazzo Indiano, forse il piu giovane volontario che ho incontrato, di 17 anni. Proviene da una famiglia agiata che lo ha spinto in questa scelta. Parla bene inglese e mi racconta dell`India e di Calcutta. Con uno sguardo intenso e sincero mi dice – farei questo lavoro anche tutta la vita -

Volontario 7: Signore indiano che nonstante camicia, pantaloni scuri e scarpe eleganti lavora a Prem Dan per dare il suo aiuto. Sembra uno snob, ma in realta e` come tutti noi pronto ad offrire il proprio aiuto. Gli dico che e` difficile comunicare con I malati a causa della lingua e lui si offre per farmi da interprete mentre intervisto un paziente.

Volontario 8: Anziano signore irlandese che da 9 anni viene a Calcutta per lavorare a Kaligaht. E` un omone alto dai capelli bianchi e il portamento distinto, ma molto alla mano con tutti quanti.

Volontario 9: Barbuto ragazzo spagnolo, probabilmente della mia eta` (29) che stava girando l`India con degli amici e arrivato a Calcutta ha deciso di fermarsi un po` . Lavora a Prem Dan da 3 settimane e si vede che e` piu` esparto di noi.

Volontario 10: Giovane uomo di colore delle isole Maurzius che ho incontrato mentre portavo al gabinetto un paziente paralizzato e dopo averlo spogliato e messo sull`asse attendevo fuori che mi chiamasse.

Volontario 11: Sembra l`opposto di un indiano, e` un ragazzo grande e grosso e viene dagli Stati Uniti. Assieme ad altri suoi colleghi restera` 4 giorni a fare il volontario dopo aver fatto un roccambolesco volo di ben 22 ore dalla Carolina del sud.

Tanti volontati di paesi, eta`, lingue, religione, esperienze diverse, riuniti per aiutare dei poveri disperati in culo al mondo… uno dei tanti miracoli di Madre Teresa!

Anche alle suore danno i numeri

Le suore di Madre Teresa sono numerate.
Lei e', naturalmente, la Numero 1.
Giovedi', pero', abbiamo potuto conoscere la Numero 17 e la Numero 3.
La Numero 17 ci ha salutato dopo l'azione "pacchi regalo per gli uomini cavallo". E' un'indiana, ancora arzilla nonostante l'eta'. Ci ha raccontato di quando ha conosciuto Madre Teresa. Lei era allieva insegnate nel collegio diretto da Madre Teresa, e quella donna l'aveva colpita a tal punto da decidere di seguirla dopo qualche anno. Ha anche raccontato un episodio estremo dei primi tempi di questa congregazione religiosa che conta attualmente 3500 suore in piu' di 700 comunita' sparse per il mondo. La Madre aveva chiesto a tutte le sorelle di mangiare un cibo che era stato loro offerto ma che sembrava immondo e loro hanno obbedito, sentendosi poi male. Ma la Madre le aveva convinte dicendo che bisognava mangiarlo per rispetto verso coloro che non avevano niente. Con lei abbiamo fatto una foto di gruppo davanti al presepe.
Lo stesso giorno, dopo la messa serale sulla tomba di Madre Teresa celebrata da don Paolo, siamo stati chiamati a raccolta al piano superiore da una suora che aveva sentito i nostri canti in lingua italiana. Dalla venerazione con cui la trattavano le consorelle, abbiamo subito capito che era una di quelle importanti. Ce l'hanno infatti presentata come la Numero 3. E' una donna anziana, che cammina aiutandosi con un apparecchio, ma che ha ricordato con commozione i suoi anni trascorsi a Roma. Sentire la nostra lingua gli aveva fatto sorgere dei bei ricordi. Assieme a lei abbiamo cantato "Adeste fideles" davanti al presepe della cappella, dopo di che ci ha regalato un'immagine di Madre Teresa. La numero 3 l'ha accompagnata nelle prime uscite per le vie di Calcutta, quando raccoglievano i morenti per dar loro un sorriso e permetter loro di morire dignitosamente, sentendosi amati.

Avete capito il senso della numerazione delle suore?
Non e' certamente la loro importanza, quanto piuttosto l'ordine d'entrata nella congregazione delle Missionarie della Carita', fondata da Madre Teresa a Calcutta nel 1950.
Capodanno a Calcutta
Non vi sto a raccontare la serata che poteva essere molto classica con cenone e brindisi a mezzanotte. No, e` andata solo parzialmente cosi`(accipicchia questi accenti che non si trovano sulla tastiera). La ricerca di un ristorante e` stata una sorta di ricerca di un ago in pagliaio, volevamo un ristorante di un certo livello, ma non troppo in Parkstreet, la Bahnhofstrasse di Calcutta . Ma .....c`e` un ma ......non abbiamo fatto i conti come la ricchezza, il luccichio e le cose da sogno che attirano le masse anche solo per lustrarsi gl'occhi, immagjnatevi per di piu`nella sera dell'ultimo dell'anno! Noi ci siamo cascati e alla grande. Piu` ci addentravamo nel girone del lusso e dell'apparenza piu`rimanevamo bloccati da una fiumana di gente in una sorta di girone infernale fino a rimanerne bloccati senza poter muovere nemmeno un passo ne` in avanti ne`indietro. Ai noi !Addio al cenone, pero` possiamo vantarci di aver festeggiato il capodanno in una megalopoli di 14 milioni come Calcutta! e di esserci accontentati di un modestissimo Leopoldprinz qualsiasi: cena a base di riso bianco e pasta cinese con tante salse che piu` piccanti non si puo, bagnata da juce di papaia e acqua, con dolce finale banana in pastella in miele.
Poi i veci sono rotornati in albergo per una buona azione che vi sara` raccontata spero da qualcun altro mentre i piu` giovani accomapagnati da Rambo Gepa hanno continuato la serata in una discoteca creata li` per li`per i volontari.