lunedì 3 gennaio 2011

Le scarpe di Radju

Radju e' l'uomo-cavallo che incontriamo spesso fuori dal nostro alberghetto. Viene a salutarci, offre i suoi servizi, ci fa attraversare la strada. Parla in bengali e quindi capiamo pochissimo di quello che vuole dirci. Stamattina era particolarmente eccitato. Ci mostrava i suoi piedi, se li toccava tra le dita e faceva segno verso un punto della Rippon Street. Gli abbiamo fatto capire che l'avremmo seguito e allora ci ha preso per mano e ci ha condotto davanti a un negozio di scarpe. Uno di quei negozietti come qui ce ne sono a migliaia, un vano senza porta di pochi metri quadrati che da' dirattamente sulla strada. C'erano delle belle scarpe, custodite in un armadietto di vetro. Lui ne ha subito addocchiato un paio e le ha provate. Un tipo di sandali neri, in pelle. A noi sembravano un po' grandi, gli abbiamo detto "to big", ma Radju aveva gia' deciso che quelle dovevano essere le sue. Restava l'incognita del prezzo: avremmo potuto permetterci la spesa? Quando il commerciante ci ha chiesto 300 rupie (circa 6 franchi), abbiamo tirato un bel sospiro di sollievo e subito abbiamo allungato le banconote.
Radju e' tornato al suo riscio' felice come una pasqua. Oggi e' certamente l'uomo-cavallo con le scarpe piu' belle di tutta Calcutta.

Anghel, anghel!

La parola che piu' ho sentito a Naba Jibon e' stata "Anghel". "Anghel", gridavano i 200 bambini (osservandoli riconoscevi il loro carattere: il timido, il prepotente, lo sfrontato, il dolce, lo spaventato, ...) quando abbiamo cominciato a prenderli in spalla facendoli giocare. Una gioia vera, la loro, una commozione grande, la nostra. "Anghel" gridavano anche quando distribuivamo loro il pasto, forse l'unico vero pasto della settimana. Non gridavano pero' "anghel" quando li abbiamo messi sotto la canna dell'acqua e li abbiamo insaponati. Anche perche' e' una giornata freddina, stamattina abbiamo dovuto perfino indossare il pullover. Alcuni tremavano di freddo e si sono subito rivestiti. Dei vestiti sporchissimi, che sembravano stare in piedi da soli da tanto erano rigidi. "Anghel" credo proprio voglia dire, in lingua bengali, "ancora". Dateci ancora un po' di spensieratezza, dateci ancora un po' da mangiare. Fuori dal cancello erano ammassate altre persone che guardavano dentro e chiedevano di poter entrare. Certamente avrebbero voluto anche loro poter gridare "anghel"!

P.S. Ho scoperto che la televisione esiste anche negli slums di Calcutta. Un ragazzino sui 10 anni mi ha guardato dritto negli occhi, ha puntato il dito e si e' messo a gridare: "Mr. Bean, you are Mr. Bean!" ed e' scoppiato in una sonora risata.

domenica 2 gennaio 2011

Riflessioni da un'esperienza in evoluzione

Come sacerfdote che fa volontariato mi trovo un po' tra due mondi. Da una parte quello del servizio manuale, come gli altri volontari. Dall' altro quello ministeriale, che qui, in un luogo di fede vissuta, in mezzo a suore che non possono contare su un cappellano fisso, e' spesso sollecitato. Ma non solo dalle suore, bensi' anche da volontari. Questo mi fa capire che a Calcutta difficilmente si resta freddi e indifferenti a livello di spiritualita'. Le sollecitazioni al servizio della Confessione in particolare mi rivelano che qui la sofferenza suscita interrogativi, che qui il fatto di venire a servire e' spesso legato alla ricerca della propria via nella vita, che qui la vita religiosa delle suore e' un impegno intenso i santificazione personale nella generosita' totale, in continua crescita. Anche tra noi, come accennato a proposito del PUNTO, si riconosce che i servizi offerti ai poveri sono piu' occasione per rimettere in questione se stessi e la propria fede, che azioni per rendere il mondo migliore. Perche' qui non ci si puo' cullare nell'illusione di riuscire a cambiare il mondo! Qui Madre Teresa ci insegna che l'unico cambiamento che possiamo sperare di realizzare e' un passo in piu' sulla via della nostra conversine. E per fare questo ci si accorge presto che c'e' bisogno della Grazia divina invocata nella preghiera. Dalla preghiera, attraverso la conversione, si puo' cominciare a lasciar passare un po' piu' l'amore su quanti incontriamo. Madre Teresa ha fatto questo con radicalita' e in modo definitivo. Ed intorno a lei sono fiorite delle oasi di pace e di bonta'. E' stato cosi' per tutti i santi chiamati da Dio a "marcare la sua presenza" nella storia: s Paolo, s Benedetto, s Francesco, per citare solo alcuni famosi.
Che il Signore ci aiuti a capirlo veramente e ad accettare di fare il nostro passo e di aprirci alla sua Grazia in modo sincero, perche' Lui possa poi fare il resto.
Don Paolo

Foto lavaggio bambini di strada






Il punto
Ieri sera come d'abitudine nei campi di lavoro abbiamo fatto il punto . `E stato un momento importante perche` ognuno ha manifestato la propria visione delle cose viste e non viste e delle proprie sensazioni e delle aspettative per i prossimi giorni. Abbiamo capito che c'e` molta strada da fare prima di apprendere a fondo l'esperienza di volontariato che stiamo vivendo, mi e` sembrato comunque di percepire che per tutti conoscere la realta` di una miseria diffusa cosi` come la si tocca con mano qui a Calcutta non puo` lasciare indifferenti nessuno. Il pensiero di Madre Teresa pur semplice da capire e`di difficile assimilazione, noi qui stiamo tentando di capirlo e di dare inizio a un nuovo cammino personale.
Oggi il contatto con i ragazzini di Nabojbon e` stato piu` facile perche` i sorrisi e la loro gioia sono state un ristorno immediato di gratitudine, pero`sappiamo che fuori dal portone d'entrata alla casa dei padri dell'ordine maschile di Madre Teresa sono ricaduti subito nella loro condizione di poverta`latente senza speranza alcuna di risollevarsi dalle loro estreme condizioni.
Speriamo che le quattro ore vissute assieme ai bambini siano state per loro una bolla d'aria "pulita", mentre per noi e`rimasta la sensazione di gioia di aver condiviso un momento d'intenso amore con i piu` innocenti di questa societa` disumana.

Epifania con i ragazzi di strada

Domenica 2 gennaio, ore 11.30



Oggi in India e` festa dell`Epifania e noi decidiamo di festeggiarla in un modo diverso da quello di tutti i giorni. Con tutto il gruppo ci rechiamo a Nabo Jibon, dopo la messa delle sei in Casa Madre, guidati da un volontario spagnolo (Joseph credo che si chiami), la casa di accoglienza dei ragazzi e degli adulti andicappati fisici gestita dai Fratelli missionari della carita`, l`ordine maschile delle Sore di Madre Teresa. La domenica i fratelli aprono i cancelli ai ragazzi di strada del quartiere. Oggi ce ne sono 193, fra i quattro e gli otto, nove anni scelti rigorosamente dal superiore della casa che fa il giro del quartiere alle cinque del mattino per individuare quelli piu` bisognosi di aiuto.

Prima operazione: lavaggio. A gruppetti di tre o quattro si avvicinano al lavatoio. Si spogliano, non tutti perche` alcuni sono molto pudichi, e poi procediamo a lavarli alla maniera indiana. Sono sporchi all`inverosimile. Lo sporco e` talmente penetrato nei pori della loro pelle che e` difficile distoglierlo. Facciamo quello che possiamo; parecchi di loro presentano delle ferite ai piedi, alle ginochia, sulle gambe e le braccia e non e` possibile pulirli come si deve perche` peggioreremmo la situazione. Comunque si tratta di un`operazione importante per loro, il sapone per lavarsi lo usano certamente solo la domenica quando hanno la fortuna di essere scelti per entrare in questa oasi di pace e di serenita`!

Dopo il lavaggio, un`oretta di gioco con i volontari presenti; piu` che di gioco si tratta di coccole che denotano il loro estremo bisogno di un contatto fisico con persone che vogliono loro bene: una carezza, una stretta di mano, un sorriso, un saluto, coccolarli fra le braccia o porli cavalcioni sulle spalle, ma non si riesce ad accontantare tutti! Vorremmo documentare con degli scatti fotografici questi momenti belli e significativi, momenti di serenita` e di allegria, ma il superiore della casa non e` d`accordo e piu` volte ci riprende obbligandoci a mettere la macchina fotografica nel sacco.

Per noi volontari pausa per il te e i biscotti. Quando ridiscendiamo nel cortile dove sono radunati i ragazzi, li troviamo allineati in due lughe file, seduti per terra ad aspettare il pranzo: riso, patate in umido con molto sugo, un uovo sodo e un bicchiare d`acqua. Hanno una fame da lupi, la maggior parte di loro ci chiede due mestoli di riso, ma la razione ne prevede uno solo! Evidentemente niente frutta e niente dolci. Mi si stringe il cuore pensando a quello che i nostri bambini a casa, ma anche noi adulti, abbiamo l`immensa fortuna di avere sulla tavola. E un altro nodo alla gola mi viene guardando il cancello oltre il quale numerosi ragazzi come questi non hanno potuto entrare ed hanno la medesima fame di cibo e di amore. Uno di loro riesce ad eludere la sorveglianza del custode, corre e si mette seduto dove prima c`erano i suoi compagni piu` fortunati nella speranza di ricevere qualcosa, ma inutilmente e dopo qualche minuto si rialza e triste se ne va a mendicare sulla strada come tutti giorni. Ma il Signore e` buono e per lui e tanti altri si manifestera` in un`altra Epifania.

Fine dell`anno

Calcutta, venerdi! 31 dicembre 2010, ore 22.50
Dopo il cenone di fine anno che ci e` costato 1300 rupie (due franchi e cinquanta!) in dieci persone, don Paolo, Maurizio, Antonio ed io rientriamo in albergo. Cammin facendo ci ricordiamo delle coperte che avevamo prelevato sui due voli di andata con l`intenzione di farne dono ai poveri di Calcutta. In albergo mettiamo le 11 coperte (una e` quella del giocatore del Milan Gattuso: la squadra di calcio italiana era infatti sul nostro volo Milano-Dubai certamente non per un campo di lavoro!) nei sacchetti che portiamo sempre in spalla girando per la citta`. Usciamo e in una delle tantissime bancarelle che vendono frutta acquistiamo banane e mandarini. Non dobbiamo fare molta strada per trovare delle persone sdraiate sul marciapiede a dormire su un letto di cartone e stracci, avvolte in coperte luride e sfilacciate fra la polvere e la sporcizia caratteristiche di questa citta`... infernale che assomiglia a uno dei gironi dell`inferno dantesco. Di sera, quando fa buio, quasi quasi non si vedono; avvolti completamente nei loro stracci non si riconoscono nemmeno per delle persone sdraiate per terra, sembrano quasi un ammasso di immondizie o di rifiuti! E` incredibile come l`uomo possa vivere e sopravvivere in situazioni che non si possono nemmeno descrivere! Solo chi le ha viste e vissute le puo` capire. Calcutta vale davvero una visita non fosse altro che per toccare con mano quali situazioni di degrado l`uomo riesce a superare con la forza della vita. Avviciniamo alcune di queste persone e consegnamo loro una coperta e qualche frutto; increduli e assonnati ringraziano. Poca cosa, un gesto semplice ma commovente per festeggiare in un modo diverso la fine dell`anno anche se non e` ancora mezzanotte. Un giovane indiano che passa per strada ci osserva stupito e ci chiede da dove veniamo. Mi sembra di aver capito che ci ha ringraziato per quello che stavamo facendo, per quella piccola goccia, come ci ha insegnato Madre Teresa, che ogni uomo di buona volonta` dovrebbe riuscire a versare nel grande mare della carita` e della solidarieta` umana e cristiana.
BUON ANNO a tutti da Calcutta dal profondo del cuore.