lunedì 3 gennaio 2011

La realta`di Sishu Bhawan

Lunedi` 3 gennaio, ore 16:55

Scrivo dopo una giornata "molto difficile"; dopo 6 giorni il cibo indiano, l'acqua o non so bene cosa ha avuto la meglio su alcuni di noi e quindi ci siamo visti costretti a passare la giornata in albergo a curarci !!
Essere a Calcutta e dover passare la giornata a letto e`veramente frustrante! Ma penso che siamo gia` sulla via della guarigione!

Nei giorni scorsi siamo finalmente riusciti a consegnare i vestiti per i bambini che abbiamo portato. L'idea iniziale era quella di portare tutto alla Casa Madre ma poi ci hanno detto che sarebbe stato meglio se gli avessimo portati direttamente nella casa dei bambini, Sishu Bhawan. Cosi` un paio di giorni fa all`imbrunire ci siamo diretti verso l'orfanotrofio cariche di borse.
Siamo stati accolti da una Sister la quale all'inizio ci ha detto che non era possibile vedere i bambini perche` si trovavano in "pessime condizioni" per poi cambiare idea e dirci di salire pure ma di non aspettarci grandi cose perche` erano in pigiama e pronti per mangiare!!
Come gia` detto al primo piano si trovano i bimbi sani ma visto che stavano mangiando non siamo riusciti a vederli perche1 il refettorio era dal lato opposto, al secondo ci sono i bambini con piccoli handicap sia mentali che fisici.
Entrare in quel locale e` stato per me personalmente un impatto molto forte: c`erano bimbi pronti per ricevere la cena seduti per terra e su delle poltrone e poi c`erano otto bambini nei lettini.C'era un volontario italiano che giocava a palla con uno di loro, un'altra volontaria invece stava coccolando una bimba cieca. Poi c`erano due bambini nello stesso letto e un altro che appena ci ha visto ha cominciato a piangere. Tutti noi ci siamo diretti verso di loro e d'istinto passavi da ognuno a regalargli una carezza.
Sono stati dei minuti molto intensi e mille pensieri facevano capolino... all'uscita abbiamo incontrato una Sister alla quale ho chiesto da dove arrivassero i loro piccoli ospiti e mi ha spiegato che ce ne sono di due tipi: c'e` chi viene abbandonato dai genitori e trovato per strada oppure vengono portati direttamente all'orfanotrofio. Gli altri sono bambini malnutriti e con appunto handicap mentali o fisici i cui genitori non possono permettersi di mantenerli e occuparsi di loro e quindi vengono ospitati nella casa a tempo determinato, appena staranno meglio verranno riconsegnati ai loro genitori.

Tina
E` stato bellissimo prima lavare, poi giocare e infine dare il pranzo a 190 bambini della strada in un sobborgo a nord di Calcutta. A Nabo Gibon. Erano in condizioni pietose, ma contenti. Ogni domenica mattina il frate fa il giro e li raccoglie, gia` facendo selezione tra i poveri normali, i meno poveri e i piu`poveri... ( anche tra i poveri ci sono le categorie). Dovevate esserci solo per vedere con che gioia si facevano lavare nella fontana! Solo che... dopo si rimettevano i vestiti laceri e sudici. Ma non ci sono altre possibilita` per loro. Per il pranzo si sono messi su due lati del cortile, accovaciati, noi siamo passati con i secchi a distribuire riso, salsa churry con patate, uovo in pastella e un bicchiere d`acqua. Ma sapete cosa facevano? Prima volevano solo un po` d`acqua nel bicchiere, la versavano nel piatto per risciacquarlo e poi la gettavano. Solo a questo punto potevamo servire il pasto. Il bello era che i piatti di alluminio e di sagex erano pulitissimi! Altri non volevano il bicchiere blu ma rosso o viceversa. Persino i piu` piccoli avevano le loro esigenze. Era uno spettacolo emozionante, tutti, con tecnica esperta, si portavano il cibo alla bocca con la mano. Un coro di voci indisciplinato ma gioioso. Al termine, come loro si sono alzati, sono arrivate decine di corvi a beccare tutto quello che era caduto in terra, velocissimi, prima che noi potessimo ritirare tutti i piatti e imbracciare le scope... questo dava il senso anche del posto in cui ci trovavamo. Una zona dove la fogna a cielo aperto scorre lungo i due lati delle strade. Il centro dei frati dell`ordine di Madre Teresa e` davvero un isola di pulizia, ordine e pace in un mare di poverta` materiale ed umana. Quando siamo arrivati, le strade erano piene di uomini senza occupazione, intenti a chiaccherare o persi con lo sguardo lontano. Da parte mia ho letto un senso di rassegnazione e disperazione. Chi lavorava non faceva un gran che: piccoli spacci alimentari e generali, riciclaggio del ferro, riparazioni, sartoria, il tutto in bugigattoli con il canale di scolo che passa davanti alla porta. Qui di auto e moto ce ne sono molto poche. Nelle strade, disastrate, circolano pochi bus scalcinati, biciclette, rischio` a pedali e la merce viene portata quasi tutta sulla testa e con i carretti.
A Nabo Gibon ci sono una quarantina di giovani e adulti andicappati mentali. Loro vivono in un paradiso. Fuori sarebbero condannati a morte in poco tempo in quanto praticamente nessuno si occuperebbe di loro. Alcuni dei bimbi che abbiamo lavato erano talmente sporchi che avremmo dovuto lavarli con spazzole di sagina per renderli presentabili. Altri avevano ferite alle mani, alle caviglie o ai piedi che erano infette, anche molto. Dopo il lavaggio sono stati medicati da un addetto. Ma e` solo un palliativo. Quando queste ferite si infettano tanto, poi tutto l`arto ne risente e ci vogliono mesi prima di ricuperare oppure... potete immaginarlo. Il risultato di queste ferite lo abbiamo visto a Prem Dan, dove stiamo come base di lavoro.
Li abbiamo guardati uscire dal cortile, loro fortunati, mentre altri non avevano avuto il diritto di entrare...

Il lavaggio delle bambine a Nabo Jibon

L'esperienza di ieri e' stata molto commovente: abbiamo lavato una miriade di bambine della strada, sporche all'inverosimile, che una volta pulite si sono rimesse i loro vestitini luridi tanto che a forza di abbracciarle e di prenderle in braccio  a fine mattina anche noi puzzavamo terribilmente di pipi.
Come ha scritto Maurizio abbiamo avuto modo di osservare i vari caratteri: la pudica, la prepotente, la vanitosa, ...due tipi di bambine mi hanno particolarmente colpito:
1. fra le bambine ce n'erano alcune piccolissime, che non superavano i 4anni. Si facevano spogliare docili ma quando le bagnavamo (eravamo all'aperto in una mattinata fredda e ventosa e l'acqua era gelida) scoppiavano a piangere disperate...eppure NON SI SPOSTAVANO. Avevano freddissimo, paura eppure era come se sotto sotto capissero l'importanza di quel bagno: non riuscivano a trattenere il pianto ma restavano li immobili fino a quando non erano pulite.
2. Spesso arrivavano delle famigliole di bambini: una bambina grandicella e 1 o 2 sorelline piu piccole. La sorella maggiore ci impediva di avvicinarci alle piu piccole:  era lei stessa a svestirle, ripiegando i vestitini in una borsa lacera dove tenevano tutti i loro averi, poi si spogliava anche lei e battendo i denti per il freddo lavava le sue sorelline. Faceva loro lo shampoo piu volte e sfregava con forza la loro pelle, noncurante del freddo. Solo quando erano pulite ci lasciava avvicinarci con l'asciugamano per asciugare le piccole: solo in quel momento faceva lei stessa il bagno.

Penso alla mia infanzia, ai miei vestitini sempre puliti, al momento del bagno che era un momento di amore e di gioco nella vasca con la schiuma, ai cerotti e al disinfettante per ogni minima ferita e faccio il confronto con la realta' di quei bambini sporchi, il cui massimo privilegio e' un bagno freddo a secchiate la domenica, cosi bisognosi di affetto (a un certo punto ne avevo 3 in braccio e altri che mi abbracciavano le gambe). Mi chiedo: cosa sara' la loro settimana? Avranno una famiglia? Quante delle bambine che abbiamo lavato avranno subito abusi? Quanti di quelli che abbiamo lavato arriveranno all'eta' adulta ? e per quelli che vi arriveranno...che prospettive di vita avranno? Mi si stringe il cuore perche' probabilmente ieri ero di fronte a molti dei possibili futuri ospiti di Premdan.

Alcune note sul secondo giorno di servizio a Premdan

Faccio fatica a tenere il passo con il blog, quando torniamo a casa sono sempre stanchissima e filo dritta in albergo a riposare piuttosto che andare all'Internet Point. Ci sono pero un paio di osservazioni che voglio condividere...
Come molti hanno detto il secondo giorno di servizio e' stato piu tranquillo del primo:  sapevamo gia' che miseria e sofferenza avremmo incontrato, eravamo pronti. Due momenti sono stati particolarmente forti: il primo e' stato quando ho preso le mani di una donnina che mi guardava con i suoi occhioni e ...che  choc!!  Aveva le mani uguali identiche a quelle di mia madre, solo piu scure!! La cosa mi ha profondamente colpita: ho avuto la consapevolezza che quella donna avrebbe potuto davvero essere mia nonna , mia madre, avrei potuto essere io stessa...non so spiegarlo, ma da quel momento mi sono sentita molto vicina alle donne di Premdan.
il secondo momento e' stato quando abbiamo improvvisato  una festicciola: una delle donne indiane ha messo su musica indiana, un'altra ha portato dei tamburi e si e' messa a ballare seguita da tutte le volontarie. Alcune delle ospiti  si sono alzate e hanno iniziato a dimenare i fianchi ossuti, altre battevano le mani, a quasi tutte siamo riuscite a strappare almeno un sorriso.  E' stato un momento bellissimo: era la festa della vita, che supera qualsiasi sofferenza e malattia.

Il pomeriggio per la prima volta mi sono avventurata da sola per le vie di Premdan decisa a trovare un dizionario inglese-hindi. Ovviamente, dato il mio pessimo senso d'orientamento,  dopo pochi metri mi sono persa e ho quindi chiesto a un uomo-cavallo di portarmi alla libreria. seduta in bilico sul riscio ho avuto modo di osservare l'atteggiamento degli indiani e sono rimasta colpita dalla profonda solidarieta che hanno fra di loro: una macchina stava facendo retromarcia e non si era accorta che dietro era accovacciato un indiano a lavorare e stava per andargli addosso. Praticamente tutta la strada si e' messa a urlare contro la macchina per farla fermare.  allo stesso  modo l'uomo-cavallo non era molto sicuro di dove si trovasse la libreria e presto si e'  creato un capanello di indiani attorno a noi per spiegargli la giusta strada.

Buon anno nuovo a tutti!!

03.01.2011

Oggi giornata di servizio a Prem Dan .

Tutti i giorni che andiamo a Prem Dam sembrano identici, in verita` non e` cosi`! Ogni qualvolta che ci rechiamo constatiamo uno stato d`animo generale tra gl`ammalati diverso. Un giorno sono particolarmente depressi, un altro giorno sono vivaci e piu` arzilli, un altro giorno ancora accadono avvenimenti mai vissuti prima, come l`arrivo di nuovi ospiti, la morte di qualche ammalato particolarmente malridotto. Tutto sembra essere accettato con fatalismo e rassegnazione. Per noi sono sempre esperienze tragiche nuove esperienze che dobbiamo imparare ad accettare: questa e` la scuola del volontariato, indispensabile per chi viene a Calcutta.

Lavato i piatti e pulito il piazzale ritorniamo al Cicular per il riposo pomeridiano. La stanchezza sta affiorando, perche` Calcutta e` una megalopoli che stanca molto, infatti immaginatevi di essere una formica e di attraversare un formicaio messo in agitazione. Ecco! siamo a questi livelli.

Lasciarsi portare

Come qulacuno tra noi puo` aver gia` scritto, questo e` un campo differente dagli altri. Gli scorsi campi l'iniziativa era nostra. C'era un progetto concreto, l'ultimazione di una costruzione utile alle persone che eravamo andati ad aiutare. Potevamo sfoderare le nostre capacita` organizzative o lavorative, ciascuno le sue. Qui invece siamo chiamati a LASCIARCI CONDURRE.
Per primo nella preghiera. La comunita` delle suore ha i suoi ritmi e i suoi tempi. Anche per le Messe "nostre" (nel senso di animate da noi, ma aperte a chiunque capisce un po' d'italiano) le possiamo organizzare nei tempi assegnati dalle suore. Poi nella scelta dei servizi e negli spostamenti lavorativi, dobbiamo lasciarci guidare dalle suore, dai volontari piu` esperti, che conoscono le necessita` e gli itinerari. Poi sul luogo di lavoro, per fare quello che ci e` chiesto, che e` possibile o che e` utile in quel momento. E questo non e` facile. Richiede la capacita` di essere attento, con gli occhi e il cuore aperti. E con la pazienza di stare anche ad aspettare o a guardare, per scorgere le necessita`.

Ieri a Nabo Jibon abbiamo potuto essere un po' piu` attivi. Si trattava di accogliere e lavare i bambini di strada. Ciascuno ha potuto assolvere un compito particolare. Chi aiutare i bambini a togliersi gli abiti sporchi, a volte rigidi dalla polvere accumulata. Chi ad insaponarli e scrostarli dalla polvere e fuliggine ed altro incrostato sui gomiti, ginocchia, piedi e capelli. Chi poteva risciacquarli con le caraffe o con la canna dell'acqua. Chi asciugarli, in una qualche maniera prima che si rivestissero dei loro poveri abiti...
Confesso il mio imbarazzo nell'avvicinare quei corpi un po' tremanti per la paura o per il freddo (il lavaggio si volgeva in una fontana simpatica, ondeggiante e dipinta [una volta] con colori vivaci e disegni allegri, e la canna dell'acqua buttava acqua a temperatura ambiente ... in una giornata fresca per noi e freddina per loro). Qualcuno dei ragazzini era piu` pudico ("vergugnus") e preferiva tenere un panno attorno alla vita e lavarsi metodicamente da solo. Altri, soprattutto i piu` piccoli, bisognava incoraggiarli e farli stare un po' fermi per scrostare bene, soprattutto le gambe. E` delicato avvicinare cosi` direttamente le persone in un'operazione cosi` intima ...
Terminato il lavaggio bambini, via con il lavaggio della fontana. E subito siamo stati coinvolti dai bambini stessi che ci hanno chiesto di giocare con loro: prenderli in giolla e scarozzarli di qua e di la` magari abbozzando un passo di danza. Bello vedere come alcuni, superando la loro timidezza, chiedevano di prendere il fratellino o la sorellina piu` piccolo\a e piu`timido\a. Altri, come dappertutto, tentavano di fare i prepotenti. E allora si trattava di non lasciarsi portare dalle loro richieste, ma dagli sguardi un po' spauriti e invitanti di altri che se ne stavano da parte. Ma non c'e` stato nessun litigio grave per accaparrarsi il volontario-cavallo. Segno che qui i "vizi" non ci sono e che non c'e` tempo di fare capricci.
Ed ecco il tempo del pranzo. Anche qui si tratta di guardarsi intorno e di lasciarsi guidare dagli sguradi o dai gesti, magari dei fratelli Missionari della Carita` o dei loro aiutanti indigeni, per prendere il secchio dei bicchieri piuttosto che la caraffa per riempirli. E via arriva subito il tempo per ritirare i coperti, congedare i bambini e mettersi a lavare i piatti, con la speranza di aver potuto comunicare un po' di gioia, di speranza a qualcuno di questi bambini. C'e` un luogo nel loro quartiere, dove sono accolti e curati, dove si cerca di offrire loro un po' di quella paternita` e maternita` che fuori manca loro. Ma quale sara` il loro futuro?

Oggi per me e` stato il secondo giorno a Prem Dan. E l'esperienza della necessita`di lasciarsi portare si e` approfondita. A cominciare dalla strada, che per me non e` ancora memorizzata.
Poi sul posto le cose erano gia` piu` familiari. Saliti sulla terrazza - stenditoio ci troviamo in tanti, tra volontari e ospiti abbastanza in gamba da lavorare. Ecco che dopo un po' mi ritrovo accanto ad un osptie che mi allunga regolarmente i calzoncini, le magliette, le federe, ecc. da stendere. Gli resto al fianco, senza agitarmi per andare ad accaparrarmi un capo bagnato da stendere sottraendolo in velocita` ad un altro volontario, magari meno svelto o piu` spaesato di me. Lo guardo e lo vedo serio in volto. Oso una frase: gli dico il mio nome e lo interrogo sul suo. Ed ecco: s'illumina, mi risponde dicendo il suo nome. Poi mi interroga lui, sulla bellezza di Calcutta e dell'India intera. Tutto contento della mia risposta entusiasta sulla bellezza del suo paese. Cosa vera, al di la` della miseria che vediamo intorno a noi.
Dopo il lavaggio del cortile e la distribuzione del the e dei biscotti, c'e` un tempo di pausa. E si puo` conoscere meglio qualche volontario o fare servizio a chi ha bisogno di essere accompagnato in qualche dove. Lavaggio dei bicchieri di metallo, questa volta diretto da una suora che sa il fatto suo. Bisogna grattarli meglio, con spugnette di plastica e lisciva in polvere abrasiva, per togliere le tracce di ossidazione e le incrostazioni vecchie. Mi ricorda la pulitura dei "bordini" delle pentole in campeggio ... prezioso allenamento, perche` la suora controlla e rimette in circolo di pulizia le stoviglie ancora gialle o nere in qualche fondo o bordo. Nel frattempo, un po' in posizione discreta, ma vicino ai lavatoi, stanno rasando due nuovi ospiti apena raccolti dalla strada. Uno di loro dopo il lavaggio e` stato curato. Aveva delle piaghe infette aperte sulle gambe. Una suora e un indigeno che faceva da infermiere, cercavano pazientemente di pulire quelle piaghe, ahi me sporche di quanto la strada puo` lasciar entrare...
E ancora, lasciandosi portare, arriva il momento della distribuzione dei piatti del pranzo, attentamente diretta da autoctoni che non riesco a capire se sono o no ospiti della casa. La logica distributiva non mi sembra la migliore. Ma ecco che sono subito richiamato alla modestia nei giudizi, perche` uno mi chiama: "Brother, come here!" e mi fa afferrare il piatto di un povero vecchietto, seduto su una sedia di plastica con braccioli, che gia`tiene un bordo del piatto, ma e` troppo debole per garantirne l'equilibrio sul bracciolo e non rovescarsi tutto addosso. E cosi` mi trovo per piu`di venti minuti, senza spazio per sedermi vicino, a contemplare il quieto pasto di questo vecchietto, che mi diventa caro. Probabilmente senza denti, mastica il riso e le verdure con pazienza e metodicita`, con grande calma. E a me di tenergli il secondo bordo del piatto, perche` lo senta suo con la sinistra e con la destra possa portarsi il cibo alla bocca. Tempo di meditare le parole del Vangelo: " Tutto quello che avrete fatto al piu` piccolo di questi mie fratelli ... " e di lasciare che il cuore si accordi con la memoria, per essere al posto giusto nel modo giusto. "Una goccia di amore vero, vale piu` di tante opere fatte con cuore vuoto" (fonte dimenticata...). Che lezione, per uno come me che si costruisce alibi correndo nelle opere apostoliche!
Accanto a lui intanto consumava con avidita` il suo pasto (fino all' ultimo chicco di riso) uno dei due nuovi arrivati della mattina. Due volte ha chiesto supplemento a chi passava per la distribuzione. Si intuisce da quanti giorni non poteva saziarsi e perche` e` indebolito tanto da non reggersi sulle gambe, pur non avendole malconce come l'altro nuovo ospite.
Terminato il piatto, con gesti lenti il vecchietto che aiutavo chiede il bicchiere. Lo aiuto a lavarsi le dita, poi si lava anche la bocca con calma e cura e infine beve. E con gesto calmo mi indica: "OK finito. Puoi portarlo via." Togliendo il piatto mi vergogno di vedere un po' di riso con salsa caduto sul pullover e sui calzoni. Si vede che mi sono distratto e non ho tenuto bene il piatto sotto la sua bocca! Lo pulisco come posso. E lo saluto. Chissa` se imparero` ad essere attento fino in fondo nel compiere il prossimo servizio, con la pazienza e la cura con la quale quel vecchietto prendeva il suo pasto?

Lasciarsi portare, ho capito, non vuol dire pero` lasciarsi portar via dalle distrazioni. Vuol dire accogliere la richiesta d'attenzione, di servizio e di cura che in quel momento ci raggiunge. Ma poi andare fino in fondo, compiendola come se fosse la prima, l'ultima, l'unica da compiere. Per Gesu`, con Gesu`, in Gesu`, a lode dell'Altissimo.
Capisco l'attenzione raccolta, profonda, delle suore in adorazione, lo sguardo proteso su Gesu` Eucaristia. Per poi essere attente e presenti al povero che curano o alla tazza da lavare con eguale cura, perche` andra` a un ospite, che e` sempre ... Qualcuno!

Se riesco a far scendere nel profondo queste lezioni evangeliche, anche se pochi, questi giorni a Calcutta non saranno una forma di "turismo alternativo", ma qualcosa di prezioso per il mio cammino di crescita personale.
Beata Madre Teresa, prega per noi!

Una goccia nell'oceano

Una delle frasi di Madre Teresa piu' citate e': "quello che facciamo e' solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo, l'oceano avrebbe una goccia in meno". Abbiamo traversato Calcutta in lungo e in largo. In questa megalopoli di 14 milioni di abitanti, la maggior parte della gente vive in alloggi precari o nelle baraccopoli che qui chiamano slums. Quando non vive addirittura sui marciapiedi. Le case delle Missionarie della Carita' sono delle oasi in mezzo alla miseria piu' nera. Qui c'e' ordine, pulizia, tranquillita', accoglienza. La gente mangia regolarmente, e' pulita ed e' amata. Fuori e' tutto un altro mondo, che suscita in noi europei fortissime emozioni: mucchi di rifiuti, gente che fa i propri bisogni nelle fogne a cielo aperto, sporcizia, poverta'.
La decina di case delle Missionarie della Carita' sono davvero una goccia nell'oceano di Calcutta.