venerdì 7 gennaio 2011

Un popolo dignitoso

E' vero che non possiamo comunicare perche' non conosciamo la lingua, ma ho la chiara impressione che l'indiano non si lamenti mai.
Ieri abbiamo visto le medicazioni dei lebbrosi, dovevano esere molto dolorose, si vedevano carne viva ed ossa, eppure non un lamento usciva da quelle bocche. Quando abbiamo lavato i bambini di Nabu Jibon, in una giornata freddina, nessuno che si tirasse indietro. Tremavano dal freddo, ma si sono tutti messi sotto l'acqua. Ti sorprende anche l'atteggiamento della gente per le strade, come piedoni o autisti. Nella confusione piu' totale nessuno impreca, se la prende con l'altro, si ferma a discutere su chi ha ragione.
E' una forma di rassegnazione? E' una questione di abitudini? Di regole di comportamento non scritte? Di civilta'? Non lo so. Io leggo in questo atteggiamento piuttosto la dignita' espressa da questa gente.
Vedo invece tanti sorrisi, saluti, strette di mano. Commoventi quelle ricevuti ieri, passando tra i letti del lebbrosario. I bambini poi sono sempre sorridenti e gioiosi. Non li vedi fare i capricci. Spesso i piu' grandicelli si occupano dei fratellini con grande tenerezza e senso di responsabilita'. Grandi e piccoli hanno per noi dei bellissimi sorrisi che ti indicano il piacere di un incontro. Che differenza coni visi immusoniti che incontri lungo le nostre strade o con le facce stanche dei nostri ragazzi che vanno a scuola.
Nonostante la grande miseria che c'e' qui, mi sento molto tranquillo a girare per le strade della citta'. Addirittura ho lasciato in giro per ben tre volte il mio sacco a spalla e l'ho sempre ritrovato!

Si', questa gente ci mostra sempre una grandissima dignita'.

giovedì 6 gennaio 2011

Un altra giornata a Calcutta...

Calcutta, 5 gennaio 2010

La scorsa notte mi e` sembrata meno rumorosa del solito e sono riuscito a dormire bene, cosi` alle 5.40 decido di non ignorare la sveglia. Esco dall`hotel e camminando verso la casa madre vedo delle scene che ormai mi sono famigliari: mucchi di rifiuti in fumo, gente ancora avvolta nelle coperte per strada, altri gia` al lavoro stanno trasportando merce ai mercati. Il traffico e` ancora poco intenso, ma la cappa di smog sembra nebbia.
Alla messa in casa madre ci sono particolarmente tanti volontari.
Dopo colazione mi incammino per Prem Dan. La stessa strada che giorni fa avevo percorso da solo con la paura di perdermi, ora e` quasi familiare e mi trovo a mio agio tra la gente. C`e` chi porta i bambini in uniforme a scuola, chi cerca qualcosa a uno dei numerosissimi mercati di strada, chi sempliemente abita in strada...
A Prem Dan dapprima salgo sul tetto a strizzare i vestiti dei pazienti mentre ne approfitto per scambiare qualche parola con i volontari appena arrivati da Argentina e Australia. Finito questo lavoro scendo e comincio a lavare con gli altri il pavimento del cortile interno, ma visto che siamo in tanti lascio fare ai nuovi arrivati piu` desiderosi di avere qualcosa da fare...
Non riesco ad attraversare il cortile che qualcuno mi chiede acqua, un`altro paziente ha bisogno di andare al bagno, un`altro ancora chiede che lo sposti al sole.
Finalmente riesco a sedermi accanto al mio paziente preferito, un piccolo uomo grassoccio, quasi paralitico che e` li` da ben 10 anni. Trema per il freddo, io lo sfrego vigorosamente, lui ride per il solletico. Sa un po` l`inglese e mi spiega come si dice ''freddo'' in bengali, provo a dirlo io, ride di nuovo.
Alla pausa dei volontari assieme al te ci sono delle patate bollite, ne mangio una e mi viene in mente la raclette. Il cibo indiano comincia a stufarmi..
Per pranzo i pazienti ricevono assieme all`immancabile riso, del pesce. Temo che qualcuno si strozzi con le spine affilatissime. Comincio a togliere le spine dal pesce nel piatto di un paziente messo maluccio.
Alla fine del pasto ci sono lische di pesce e resti di cibo ovunque, fortunatamente ci pensano i corvi a fare le pulizie poi basta un colpo di scopino...
Alle 14.00 accompagno Sandro in posta per spedire un bel malloppo di lettere e cartoline. E` un specie di show. Nel locale sta funzionando un generatore e tra rumore e puzza non si riesce quasi a comunicare con l`impiegato oltre il bancone. E` semi handicappato e conta i francobolli 3 volte, poi non sicuro del risultato li fa contare anche ad un cliente in coda...
Rientrati all`hotel mi unisco ad un drappello per andare a vedere il tempio della Dea-Kali. Attraversiamo tutta la citta` nel momento di massimo traffico. Il tempio non e` niente di speciale, ma il viaggio ci rende l`idea della vastita` di Calcutta. L`inquinamento in strada e` altissimo, mi brucia la gola. Come puo` un`uomo vivere in una citta` del genere tutta la vita?!
Dopo cena esco ancora un attimo con Gepa a dare qualche pezzo di Nan, frutta, farmer e caramelle alle famiglie che dormono in strada di fronte all`hotel... Anche oggi sento di aver vissuto una giornata piena, di essere riuscito a dare qualcosa, di aver ricevuto tantissimo.

Le donnine di Premdan

Il primo giorno che sono arrivata a Premdan l'ho trovato un luogo brutto, pieno di sofferenza e di donne malate che urlavano, curate si dalle suore ma maltrattate dalle masi, le donne indiane che lavorano nella casa (es: le donne che non riescono ad andare in bagno da sole vengono fatte sedere su una sedia bucata con sotto una bacinella e legate strette con un nastro allo schienale della sedia vengono lasciate li forse anche ore...oppure: l'altra giorno una vecchietta si e' fatta la pipi addosso e la masi l'ha presa per il braccio e l'ha letteralmente trascinata per tutta la sala mentre la vecchietta, senza neanche le mutande, lanciava urla acute).
Ora invece mi rendo conto di quanto Premdan sia un'oasi di pace rispetto alla vita esterna: ogni singolo lenzuolo e vestito viene lavato ogni giorno, ogni mattina le donne sono lavate, ricevono pasti abbondanti e variati, vengono medicate. Quelle che non sono piu autosufficienti o che non hanno nessuno che possa/voglia prendersi cura di loro hanno la possibilita' di restare li per sempre.
Ora che sono un po' di giorni che andiamo li stiamo anche imparando a riconoscerle e a conoscere le loro abitudini:
ci sono le due donne trasfigurate dall'acido ma lucide di testa con richieste precise, ma spesso un po evitate dalle volontarie per colpa del loro aspetto spaventoso;
c'e' Fatima, la prima con cui ho avuto un contatto e che trovo gia' migliorata rispetto alla settimana scorsa, che fa  solo versi ma ama farsi accarezzare la testa e coccolare;
c'e' la donna con le mani di mia madre e la sua amica  che sono delle grandi chiacchierone, noncuranti del fatto che non posso capirle;
c'e' la donna con un tumore che le ha fatto diventare la pelle dello sterno durissima, come un carapace, e che secondo un'infermiera morira soffocata per questo;
c'e' una donna tutta storta e sdentata ma simpaticissima che ripete le nostre parole in italiano e la cui risata s'assomiglia un po' a quella di Pippo.
L'altra sera chiacchierando con altre volontarie ticinesi ci meravigliavamo di quanto riusciamo a comunicare con loro nonostante il problema della lingua: una volontaria ha capito esattamente come un'ospite vuole che siano posizionati cuscino e coperte quando va a dormire, la Simo l'altro giorno ha capito che la donna che stava imboccando (cieca) voleva mangiare solo le patate e non il riso.
Io sono fierissima delle quattro parole che so dire in hindi che spesso mi permettono di capire cosa vogliono le donnine: ieri addirittura una volontaria argentina mi ha chiesto di interpretare i blatermanti bengali di una donnina convinta che la capissi! Magari potessi capirle, conoscere le loro storie...una volontaria mi ha detto che lei ha fatto grandi discorsi con una donna, lei parlando in italiano e l'altra in bengali, ma io non riesco: quel tipo di contatto mi manca. Riesco solo a incremare la loro pelle fragile e screpolata, fare loro lo smalto nei colori piu assurdi, distinguere se vogliono andare in bagno o lavarsi le mani, se vogliono altro cibo o un bicchiere d'acqua. Anche se forse per loro, dopo una vita di emarginazione e indifferenza, e' gia' molto.

Visita al Lebbrosario di Titaghar

Giovedi' e' il giorno di riposo per i volontari, ma questa mattina ci siamo alzati presto lo stesso perche' ci eravamo iscritti alla gita che le suore organizzano due volte al mese al lebbrosario di Titaghar. Il pullman utilizzato non era certo come i nostri (spifferi da tutte le parte, qualche finestrino annerito, sedili un po' troppo molleggianti, ...), tutto sommato pero' poteva andarci peggio. Dopo l'appello, la suora responsabile ci ha abbandonato nelle mani dell'autista e siamo partiti. Per un lungo tratto il paesaggio fuori e' rimasto immutato, poi piano piano si e' cominciato a vedere una sorta di periferia.
Resto sempre molto colpita al vedere la differenza di abiti delle persone del luogo. Le donne indossano sari eleganti, sari sporchi e piu' semplici, oppure vestiti occidentali molto eleganti (jeans con decorazioni e camiciette intonate). Gli uomini indossano longhi (telo che si avvolgono intorno alla vita, lungo fino alle ginocchia o ai piedi) sporchi con magliettacce strappate, oppure (pochi) vestiti tradizionali un po' piu' in ordine, vestiti occidentali un po' sformati, oppure veri e propri vestiti occidentali eleganti (jeans o pantaloni scuri, camicie su misura). Mi hanno detto che qui la gente ragiona in 'caste', quindi nessun povero se la prende con i piu' ricchi perche' sa che quello e' il suo destino, ma io penso che chi ha abbandonano gli abiti tradizionali non puo' pensare secondo la tradizione. E allora costoro non si accorgono dell'immenso divario che c'e' fra loro e i loro vicini?

Arrivati al Lebbrosario (la manovra del pullman per posteggiare e' stata davvero avventurosa: siccome un camioncino che arrivava in senso inverso non voleva cedere il passo, abbiamo rischiato di restare incastrati facendo una curva e solo grazie all'aiuto di alcuni in strada e alla mostruosa abilita' degli autisti calcuttiani sono riusciti ad uscirne) dopo circa 45 minuti di viaggio, siamo stati accolti dal responsabile che ci ha subito accompagnati in una saletta di scuola. Alle pareti erano appesi dei cartelloni esplicativi sulla lebbra: diffusione nel mondo, evoluzione, metodo di contagio, diagnosi, evoluzione della malattia, ecc. Ci siamo diligentemente seduti e lui ci ha spiegato qualcosa sul lebbrosario. E' stato fondato da Madre Teresa, ma al contrario delle altra case non e' gestito dalle suore (infatti non ce n'e' nemmeno una) perche' i lebbrosi presenti sono autosufficienti, coltivano numerosi ortaggi e soprattutto filano e preparano i sari delle suore e le stoffe necessarie nelle case (lenzuola, coperte). A questo punto ci ha portati in un'altra ala del complesso dove con meraviglia abbiamo visto tantissimi telai allineati che con un rumore assordante producevano velocemente nuove stoffe e nuovi sari. Di fronte ad ogni telaio una donna per terra filava il cotone. Alla fine dello stanzone (lungo lungo e stretto) abbiamo scoperto come si costruisce la base del telaio (bisogna infilare della macchina un filo per volta!) e come vengono preparati i metri e metri di cotone che poi verranno attaccati al telaio come trama. Davvero davvero bello ed edificante!
Usciti dall'altra parte siamo saliti in un'altra auletta di scuola dove studiano i bimbi dei lebbrosi. Una ventina di loro era stata radunata per cantarci qualche canzoncina. I piu' grandi avranno avuto 6-7 anni, mentre i piu' piccoli ( e piu' numerosi) 2-3. In base alle proprie capacita' canore, mimiche e di memoria, tutti hanno partecipato allo spettacolino, cantando anche una canzoncina in italiano (ciao ciao amico) e una in giapponese. Molto carini!
Dopo aver ringraziato i bimbi abbiamo attraversato la ferrovia e siamo entrati nel laboratorio dove costruiscono le protesi. Naturalmente di trattava di una sala molto semplice, ma dalle foto appese sembrano davvero ben fatte!
E ora siamo andati a salutare alcuni pazienti (in tutto circa 450), anche qui rigorosamente divisi in cameroni per sole donne o soli uomini. Ci ha colpito moltissimo la pulizia delle stanze e delle persone, nell'aria c'era addirittura un buon profumo, niente a che vedere con l'aria di Prem Dan. Erano tutti molto contenti che facessimo loro visita e ci salutavano con grandi sorrisi, magari congiungendo mani senza dita perche' rose dalla malattia.
Siamo entrati anche nella sala di medicazione che da una nostra amica ticinese infermiera di professione e' stata definita "molto curata, fatta proprio bene, professionale". I malati in attesa lasciavano a bagno le ferite in un secchio di acqua e sapone per poter pulire la ferita, poi al loro turno un responsabile faceva uscire tutto il sangue e grattava bene i bordi della ferita, infine medicava e fasciava con cura. Anche qui non c'erano odori molesti e nessuno si lamentava, l'atmosfera era tranquilla.
Una volta salutate le donne (che hanno una loro sala di medicazione) siamo usciti e abbiamo scoperto un paesaggio meraviglioso, con tanti campi coltivati ordinatamente! Sembrava un paradiso, confronto al caos di Calcutta. Mi fanno notare il cinguettio degli uccelli. Eh gia', qui si sentivano anche gli uccelli! Ed eccoci nella casa dove tengono gli animali: pecore, capre, maiali. Ed ancora una volta netto contrasto con Calcutta: la tranquillita' di queste bestie pacifiche, e il loro odore di terra, di fattoria, di 'pulito'! Non sono mai stata tanto contenta di sentire il profumo dei maiali!!! (ho cercato di farmi lasciare li', ma purtroppo non ci sono riuscita!)
E si prosegue in giu', il terreno e' un pezzo di terra lungo e stretto che un tempo apparteneva ad un tempio buddista. Quando e' stato donato a Madre Teresa per il suo lebbrosario, lei ha fatto recintare la parte piu' importante (una grossa pietra simile ad una tomba) in modo che potesse essere ancora visitata dall'esterno. Questo spiega perche' ci sono due grandi vasche molto profonde: erano per effettuare dei riti. Una e' stata trasformata in orto, mentre l'altra e' piena d'acqua e serve sia per irrigare le coltivazioni sia per allevare pesci.

Finito il giro turistico siamo ritornati nella sala del principio dove ci e' stato offerto un ottimo te' zuccherato (finalmente senza latte) e dei biscotti che abbiamo gustato sulla terrazza lasciandoci coccolare dal sole. Ancora due parole tutti insieme: i bimbi che studiano qui vengono poi mandati fuori a frequentare scuole e collegi, poi si trovano un lavoro e non rimettono piu' piede del lebbrosario. La lebbra non e' piu' una malattia mortale, esiste un medicamento che guarisce le forme piu' leggere in 6 mesi e quelle peggiori in 2 anni. Il ritorno in societa' per chi guarisce dalla lebbra e' tuttavia non sempre evidente: se non ha nessun tipo di mutilazione viene accettato (anche se raramente nel proprio villaggio di origine), mentre se e' deformato non trova nessun tipo di accoglienza.
Le informazioni erano tante, spero di non aver tralasciato nulla.

Visto l'orario, il rientro e' stato molto piu' lungo dell'andata perche' le strade erano affollate. Siamo arrivati in Casa Madre verso mezzogiorno. Il tempo di sistemarci e poi alcuni di noi - coraggiosi - sono andati a visitare il museo indiano... con enorme delusione! Era tutto vecchio e trasandato, pieno di polvere e senza un minimo di cura. Peccato, l'idea non era male!
La Messa conclusiva celebrata per noi dal DomPa vicino alla Tomba di Madre Teresa e' stata molto raccolta, anche se purtroppo abbiamo dovuto far spostare un gran gruppo di ragazzi indiani accompagnati da un docente che inginocchiati tutt'intorno alla tomba pregava con fervore.

Bene, ora devo lasciarvi perche' mi attende il punto fisso del nostro gruppo (per tirare le fila di questo campo di lavoro) e poi cena in un ristorante asettico nel quale settimana scorsa avevamo mangiato la pizza!!! :-)

mercoledì 5 gennaio 2011

Spiritualita` delle Missionarie della carita`

Antonio ha scritto dell`incontro avuto ieri con le due suore italiane. Un incontro prezioso per tutti che ci ha permesso di approfondire e capire un po` di piu` la spiritualita` dell`ordine delle suore Missionarie della carita`creato da Madre Teresa nel 1957. Io ho annotato le frasi (quasi fossero dei motti) che mi hanno maggiormente colpito e cerco di ritrascriverle nel modo piu` fedele possibile perche` tutti quanti ci seguono fedelmente sul blog (sentiamo davvero la vostra presenza qui con noi anche a 6000 km di distanza!) possano condividerle con noi.



Il Signore chiama sempre, bisogna imparare ad ascoltarlo. Per farlo bisogna pregare di piu`. La vita di preghiera aiuta meglio a seguire Gesu`.



Se c`e` la chiamata c`e` anche la grazia. Il Signore da` i mezzi giusti quando ti vuole.



Tutti siamo un dono di Dio e come tali dobbiamo fare quello che Lui vuole da ciascuno di noi sia che siamo religiosi o laici.



Dopo aver ricevuto il dono della vocazione bisogna saper dare tutto, proprio tutto al Signore.



La vocazione e le difficolta` che si incontrano nella vita quotidiana sono due cose diverse. La vocazione e` un dono di Dio ed e` Lui che ci pensa; le difficolta` sono umane e bisogna affrontarle una alla volta, fare un passo dopo l`altro per vincerle. Questo vale sia per un religioso che per un laico. Quando si riesce a superare anche solo una difficolta` si diventa piu` forti.



Termino con due informazioni non riportate da Antonio.

- La giornata delle suore Missionarie della carita` inizia alle ore 04.40 e termina alle 22. Prevede sette ore di apostolato (il servizio ai poveri, quattro al mattino e tre nel pomeriggio), quattro ore di preghiera e mezz`ora di lettura spirituale. Come ci hanno detto le due suore ci vuole tanta preghiera per acquisire la forza per l`apostolato.

- Madre Teresa era una donna di una semplicita` sconcertante, metteva tutti gli uomini (ricchi o poveri, uomini della strada o capi di governo) sullo stesso piano senza nessuna distinzione. Per lei Gesu` era davvero tutto, quello che faceva lo faceva per Gesu`, con Gesu`.

Flashes in patchwork

Gli scolari in divisa ... in mezzo ai tuguri.
Il 3 gennaio le scuole si sono riaperte. Percio' i bambini e i ragazzi hanno ripreso a circolare per le strade con le loro belle divise. Ogni scuola infatti si distingue dalla propria tenuta. Da quelle semplici: gonna e giacchettino blu, camicia bianca e cravatta dritta blu, a quelle piu' elaborate: calzoni eleganti, blaser boreau con stemma ricamato sul taschino, camicia e cravatta. Camminando per andare a Prem Dan sul marciapiede della ferrovia, tra le rotaie del treno e il muro dello slum, ecco apparire una bambina di ca 8-9 anni, gonnellino grigio con i plisse', camicetta bianca, cravatta intonata al giacchettino pure grigio, nastrini tra i capelli. Che contrasto. Viene da domandarsi: ma da dove sbuca?

Marginalita' anche tra poveri
Sempre andando a Prem Dam, l'altro giorno, seguendo un volontario indiano, membro di una congregazione irlandese, che ci propone un itinerario alternativo. Ci troviamo a passare sul cavalcavia stradale sopra la ferrovia. Oltre il marciapiede c'e' lo slum: al margine le capanne fatte di pezzi di bambu' che sostengono strati di plastica mal legat insieme, viuzze sporche di immondizie, squarci di tele plastificate aperte che lasciano intravvedere scene di vita familiare: una madre che pettina la figlioletta di 11 anni. Un'altra che si fa aiutare dai bimbi di eta' di asilo a tagliare delle foglie e delle verdure: il pasto frugale del giorno o merce da vendere? Due bambini che giocano a lanciarsi un oggetto indefinibile. Dietro a questo bordo di capanne precarie le casette con le tegole: povei tetti contigui, tutti storti e mal sistemati. Ma sono comunque casette, sporche, sbrecciate nei muri, con tegole rotte e persiane sghembe. Ma che alla stagione dei monsoni daranno un po' piu' di protezione. Anche tra i poveri, i piu' poveri sono al margine ...

Uno sguardo differente
Sempre camminando su quel marciapiede del cavalcavia sopra la ferrovia, seguo l'altra mattina, un gruppo di novizie delle Missionarie della Carita' (sari semplice tutto bianco). Ecco che ci troviamo a dover superare una povera donna, seduta per terra, i capelli scompigliati, i vestiti laceri. Grida con voce roca, ha gli occhi perduti nel vuoto, sembra fuori di testa. Le suorine si fermano e si voltano. Colgo nei loro occhi una profonda commozione, una luce diversa dal nostro semplice stupore compassionevole. Per loro e' Qualcuno!
Forse arrivando a Prem Dam (mancano meno di 100 m) la segnaleranno a una sister professa. Non avendo accesso al reparto delle donne non potro' sapere se quella povera disperata ha trovato accoglienza. Ma quello sguardo mi dice tanto sulla chiamata interiore di queste donne. C'e' ancora dentro il "Va e fa qualcosa per me!" sentito da Madre Teresa su quel treno di ritorno dagli esercizi spirituali nel lontano '46.

Il benessere che vizia
Voglio entrare nel negozietto che vende ricordini di Madre Teresa per cercare se c'e' il libro delle sue preghiere. Ma non posso spingere la porta. Dentro ci sono alcune famiglie di indiani molto ben vestite, con i loro bambini. Viciono alla porta vi e' uno stander con varia merce appesa e anche qualche macchinina giocattolo. Un ragazzetto e' tutto occupato a staccarne una. Poi la mostra al papa' che lo rimbrotta, vorrebbe fargliela rimettere a posto, ma il ragazzetto insiste col broncio e il papa' cede. Mi sembra di essere improvvisamente tornato in Europa ...

Discrezione o indifferenza?
Che questa citta' e' come un formicaio e' gia' stato detto. Camminando in queste stradine e stradone tantissima gente e' in movimento. Chi e' fermo aspetta di fare qualcosa: prendere il Bus o il taxi, aspetta i clienti da trasportare col rik shaw o col taxi o col motorikshaw, aspettare di fare la riparazione ad un orologio o ad una moto, vendere una tazza di the o un paccetto di tabacco da masticare. Nelle ore di punta, come quando torniamo da Prem Dan o alla sera e' tutto un via vai di gente indaffarata: chi trasporta merce sulla testa, o col carretto, o col camioncino, chi va e chi viene, chi mangia al margine della strada ad un "bar - tavola calda" locale, chi traffica attorno al motore di una moto smontato, chi rifinisce uno sgabello di legno scolpito, chi si lava ad un lavatoi o pubblico (se appena un po' grande ne trovi anche 5-6 alla volta), chi attraversa la strada con il carico sulla testa, chi passa in abito elegante, moto che vanno e che vengono, auto, taxi, camion, bus, bicilette, rik shaw tirati a mano o spinti a biciletta... in un formicolio indescrivibile, ma che alla fine si scioglie senza ingolfarsi. Ciascuno per la sua strada. Nessuno che si scompone! Ciascuno dritto davanti a se' facendo attenzione a non urtare e a non essere urtato. Ma nessuna reazione ai clacson o campanelli che squillano! Da noi sarebbe un inveire continuo, un agitarsi, un farsi segnacci ...
Questo non scomporsi, che in parte da' sicurezza perche' ci passi in mezzo e ben pochi ti interpellano o ti squadrano con occhio minaccioso o lusingante, nemmeno se ti fermi a fotografare, questa tranquillita' e' discrezione (io faccio i fatti miei come posso, devo o voglio, e lascio che tu faccia i tuoi) o indifferenza (io ho la mia strada, il mio karma da assolvere e non mi interessa del tuo)?
Madre Teresa comincio' a interessarsi delle persone derelitte, delle piu' abbandonate, con un occhio differente e un cuore aperto. Come l' "I care!" di don Milani, in opposizione al "Me ne f..." di un certo duce...

La forza dell'amore
Queste suore, chiamate a lasciare tutto e a consegnarsi al Signore interamente, rispondono ad un amore che e' il piu' forte. E' questo amore che permette loro di prendersi cura di chi ha le piaghe invase da ... , di pulire una, due, tre, e ancora volte al giorno la stessa persona incontinente, senza vacanza, nei mesi estivi con un caldo torrido, pronte a fare questo qui o tra due giorni in un altro continente, se la superiora chiama. Quell'amore che si scambia in ginocchio davanti al Santissimo sacramento, dopo una giornata di preghiera e lavoro iniziata con la sveglia alle 4.40, in una cappella assordata dal traffico delle 18.30 su una strada principale (altro che i pianti o il muoversi di qualche bambino piccolo a Messa)! Come fanno a non distrarsi? A non volgere altrove lo sguardo? E' che sono sempre affascinate da quella Presenza Reale, benche' misteriosa, che e' Colui che si dona tutto per amore, li', attraverso quel pane offerto e spezzato per la salvezza del mondo.
Madre Teresa, aiutaci a percepire anche noi un poco di quell'Amore che puo' aiutarci a donarci con generosita' e perseveranza. Aiutaci a percepirlo con profondita', cosi' da non distrarci, la' dove e' presente e si comunca: nella Parola, nel Pane e nel Povero!

Il lievito del Vangelo
Pensavo che fossero dei volontari, quei giovani bianchi incrociati a Sudder Street, ciabatte di cuoio locale, calzoni e camicia in cotone leggero arancione, rasta, barba legata a fiocchetto ... ma non li ho visti alla Messa, ne' nelle case dove abbiamo lavorato (benche' siano solo due). Ed erano anche rari per strada. Invece alla Messa e nelle case si trovano giovani con altri occhi, volti puliti, abbigliamento semplice, sorriso discreto o aperto. Gli occhi e il sorriso, soprattutto, alla mattina dopo la Messa, e nelle case durante il servizio (tranne qualche giovanotto ancora malato di attivismo, deluso perche' c'e' poco da fare) fanno sperare in un presente ed un futuro diversi. Se' e' pur vero che anche loro non sono che una goccia nell'oceano di una gioventu' dei paesi benestanti piuttosto sbandata, superficiale, materialista, ecc. , sono una realta' importante. Chi ha maturato la determinazione per venire qui, deve essere uscito da un terreno sano (famiglie, gruppi, movimenti, che certamente in casa propria lascia germogliare altri bei frutti di impegno. Giovani generosi, in ascolto di quello che il Signore dice nei cuori, in ricerca di una via luminosa per la propria vita.
Si' c'e' da pregare che questi gesti non siano parentesi belle, e che poi i giovani non si lascino risucchiare dal conformismo consumista. Ma c'e' da rendere grazie per quello che sono e che fanno. Sono un presente di Chiesa che puo' illuminare anche il futuro.
Grazie, Madre Teresa, che con il tuo si' radicale al Padre, come quello di Maria, anche tu riesci a suscitare questo lievito. Signore, che possa essere il lievito del tuo Regno!

L'assurdo...

Calcutta, 5 gennaio 2011, 15.15

Ieri sera io, Babs e Gepon Rambo siamo andati a dare un po' di pane e le ultime coperte "prese in prestito' sull'aereo (pssss, non ditelo a nessuno!) ai senzatetto che dormono davanti al nostro hotel. A cena comandiamo appositamente pane in abbondanza cosi' da poterne distribuire un po'. Quelli che dormono in faccia al nostro hotel ormai li conosciamo. Prima c'e' una famiglia con due bambini, poi una mamma con due bambini piu' piccoli, poi 3 uomini anziani, poi...
Avevamo solo 7 coperte: pensando ai bambini ci siamo diretti immediatamente verso le famiglie. I due bambini dormivano da soli, la mamma forse era in giro a cercare cibo, qualcosa per accendere un fuoco o altro. Abbiamo provato a svegliarli, unicamente per assicurarci che avrebbero mangiato il pane e visto le coperte, evitando cosi' che i cani gli portassero via il cibo o altri senzatetto le coperte. Eppure quei bambini sono talmente abituati a dormire sul ciglio di una strada molto trafficata che non si sono svegliati nemmeno dopo averli scrollati con forza. Noi li abbiamo comunque coperti con due nuove coperte e gli abbiamo messo il pane tra le mani. Speriamo...
Dopo un paio di altre consegne siamo tornati sui nostri passi ed abbiamo notato un cencio che copriva un corpicino piccolo piccolo. Abbiamo cercato di svegliarlo e quando abbiamo sollevato il lenzuolo abbiamo visto che era un uomo magro magro, giovane, forse sui 30-40 anni (ma come si fa a stimare un'eta' in quelle condizioni?) e - per la prima volta - il suo viso non ha cambiato espressione nel vedere pane e coperte. Cosi' ci e' venuto il dubbio che non avesse le forze per cambiare la sua espressione..... Abbiamo iniziato ad imboccarlo, pezzettino per pezzettino, gli abbiamo dato un po' d'acqua...Ad un certo punto si e' addormentato, stanco per lo sforzo fatto nell'ingerire qualcosa. Ma che succedera' oggi o domani, quando lui non avra' la forza per alzarsi e nessuno gli dara' qualcosa? Certo che noi viviamo in un'oasi veramente unica, in fondo non bisogna nemmeno venire fino a Calcutta per vedere scene del genere, basta andare nelle grandi citta' dei paesi confinanti...
E sapete qual e' l'assurdo in tutto cio'? Per consegnare 7 misere coperte ci siamo ritrovati a fare una scelta tra i vari senzatetto, a classificarli in categorie ben distinte:quelli con bambini, quelli con solo un lenzuolo, quelli con una coperta fine e lurida oppure con una coperta "bella" e pesante... ma e' possibile???

Simo